Guy Ben-Ner

Guy Ben-Ner

Guy Ben-Ner lavora sul confine tra arte e vita creando immagini ironiche e surreali che analizzano dinamiche della società contemporanea.


GUY BEN-NER

Soundtrack, 2013
Video still, single-channel video
Courtesy l’artista e pinksummer, Genova

Guy Ben-Ner lavora sul confine tra arte e vita creando immagini ironiche e surreali che analizzano dinamiche della società contemporanea. Nel video Soundtrack l’artista, insieme ai propri figli e alcuni amici, crea una sequenza di immagini che vengono sovrapposte a una parte del sonoro del film hollywoodiano La guerra dei mondi, storia di un attacco extraterrestre alla Terra vissuta dalla prospettiva di un padre di famiglia divorziato e dei due figli. I dialoghi, i vari rumori e le distruzioni dell’invasione aliena diventano discussioni e incidenti domestici che serratamente si susseguono in un concitato e a tratti esilarante crescendo.

L’ansia paranoica del protagonista si scontra con le continue richieste di spiegazioni da parte dei figli che mai trovano una risposta. Come chiedono ripetutamente i ragazzi: è in corso un attentato terroristico? Il vero pericolo si trova fuori o dentro quella casa? Il video si conclude con le urla di diversi personaggi che invocano il ritorno della madre, un appello che suona come un invocazione di razionalità e il tentativo di trovare il modo di liberarsi del padre ormai fuori di sé.

L’artista israeliano sembra riflettere sul potere dei media di indurre paure irrazionali e servire come strumento di propaganda politica. Gioca sulla specificità del proprio paese dove quotidianamente i propri abitanti svolgono la loro normale vita quotidiana circondati da controlli di sicurezza e allarmi veri o presunti.

Tipica struttura dei film catastrofistici americani è l’associazione di una catastrofe che minaccia l’umanità e un dramma interno a una singola famiglia protagonista delle vicende narrate. La contestuale risoluzione di entrambi costituisce il consueto lieto fine. Ben-Ner costruisce una sorta di readymade audio-visivo, in cui le connessioni di significato portano a continui non-sense. Il video non procede attraverso una chiara lettura di nessi o un univoco livello di interpretazione. Il sorriso e l’espressione divertita della figlia più piccola appare come il fulcro di una unica possibile via di uscita dalla ironica follia che domina il video.

Guy Ben-Ner (1969, Israele; vive e lavora tra Tel Aviv, Berlino e New York) si trasferisce a New York nel 2001 per completare gli studi e ottiene due anni dopo il Master of Fine Arts alla Columbia University. La sua pratica artistica deve molto alla propria esperienza personale: prima ancora di terminare l’università, diventa padre del suo primo figlio. La sua famiglia, il suo ambiente e le relazioni all’interno di esso sono il fulcro per una ricerca che investiga il ruolo dell’arte tra realtà quotidiana e ironica surrealtà, tra serietà e gioco. Ben-Ner attira l’attenzione del panorama internazionale quando espone l’opera Treehouse Kit alla Biennale di Venezia nel 2005. Due anni dopo vince il primo premio per l’International Competition Category alla KunstFilm Biennale di Colonia. Tra le sue partecipazioni a collettive ricordiamo: nel 2004 Becoming-Father/Becoming- Infant, Bronx Museum of the Arts (BxMA), New York; nel 2007 Skulptur Projekte Münster, Münster; nel 2009 Standard Deviation, The Center for Contemporary Art, Tel Aviv; nel 2011 Incongru. Quand l’art fait rire, Musée Cantonal des Beaux- Arts, Losanna; Medi(t)ation, 2011 Asian Art Biennial, Taichung, Taiwan; nel 2012 Da zero a cento, le nuove età della vita, Triennale Bovisa, Milano; Family Talk, Futura Project, Praga; Künstlerkinder von Runge bis Richter, von Dix bis Picasso, Kunsthalle, Emden; nel 2013, The Kids Are All Right: an Exhibition about Family and Photography, Weatherspoon Art Museum, Greensboro, NC; Homebodies, The Chicago Museum of Contemporary Art, Chicago; Image Employment, MoMA PS1, New York. Tra le sue recenti personali citiamo: nel 2005 Guy Ben-Ner – Honey, I Shrunk the Kids, Cincinnati Contemporary Arts Center, Cincinnati; nel 2006 Guy Ben-Ner – Wild Boy, Konrad Fischer Galerie, Düsseldorf; nel 2007 Guy Ben-Ner – Stealing Beauty, Daadgalerie, Berlino (nel 2008 al Kalmar Konstmuseum, Kalmar); nel 2008 I’d Give it to You if I Could but I Borrowed it, Postmasters Gallery, New York; nel 2009 tiene una personale presso la Konrad Fischer Galerie, Berlino e Guy Ben-Ner: Thursday the 12th, Massachusetts Museum of Contemporary Art-MASSMoCA, North Adams; nel 2010 Guy Ben-Ner – Film / Zeichnung, Kunsthalle Mainz, Mainz; Second Nature, Postmasters Gallery, New York; nel 2011 Name Dropping / Photography since 1970, Gimpel Fils, Londra; Spies, Site Gallery, Sheffi eld; nel 2013 ha tenuto una mostra personale presso la Sommer Contemporary Art Gallery di Tel Aviv. Il suo lavoro è presente in collezioni permanenti di numerosi musei e istituzioni, tra cui la Kadist Art Foundation di Parigi, il MoMA di New York e l’Israel Museum di Gerusalemme.

 



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