Alicja Kwade

Alicja Kwade

Teleportation (54° 55’ 24.524” N / 12° 10’ 33.132” E)
2011
Vetro, lampade Kaiser-Idell / Glass, Kaiser-Idell lamps
Variable dimensions
Exhibition view “Die Gesamtheit aller Orte”, Kunsthal 44 Moen, Denmark, 2012
Courtesy the artist and Johann Konig, Berlin.


ALICJA KWADE

Le opere di Alicja Kwade giocano con la nostra percezione e la nostra immaginazione, costringendoci a ripensare il nostro modo di guardare la realtà: siamo in grado di andare oltre i codici e le convenzioni che limitano la nostra visione del mondo e scoprire una “bellezza”, un significato ulteriore?

Nell’installazione Teleportation (Teletrasporto) Kwade utilizza undici lampade da tavolo identiche inserite tra grandi lastre di vetro dalla forma irregolare. L’artista crea un paesaggio scultoreo fatto di permeabilità e translucenza, lavorando con grande precisione sulle distanze e le prospettive per realizzare una complessa costruzione di luci dirette, riflessi, specchiature.

Solo tre lampade sono davvero accese. La loro luce è “trasportata” dal riflesso in un vetro verso l’oggetto successivo, dando origine a una sorta di spazio multifocale, un’eco del medesimo oggetto all’interno di un unico spazio che il visitatore è chiamato a percorrere ponendosi fisicamente in relazione con esso. Kwade crea un equilibrio instabile tra la realtà degli oggetti e la loro immagine, continuamente trasportata nei diversi riflessi, che cambiano sulla base del nostro punto di osservazione.

L’opera mette al centro la nostra capacità di percepire la realtà delle cose che ci circondano tramite un elemento tipico di tutto il lavoro dell’artista come lo specchiamento, che diviene simbolo del rapporto platonico tra copia e idea, realtà e apparenza. L’artista arriva quasi a una smaterializzazione dell’opera, trovando nella luce la vera protagonista dell’installazione. La consistenza fisica del vetro si smaterializza e in esso si infrange sia la luce dalle lampade che il corpo del visitatore stesso.

L’artista ha scelto di utilizzare undici lampade in esplicito riferimento alla teoria delle stringhe, una delle ultime evoluzioni della fisica teorica, secondo cui, per spiegare compiutamente lo spazio-tempo, sarebbe necessario descrivere ogni suo punto secondo undici dimensioni. Le tre lampade accese si riferiscono invece alle
sole tre dimensioni spaziali che riusciamo realmente a percepire.

Alicja Kwade (1979, Katowice, Polonia; vive e lavora a Berlino) spazia tra un ampio ventaglio di materiali e media al fine di creare opere minimaliste che spesso partono dalla decontestualizzazione di oggetti quotidiani, dando luogo a universi paralleli in cui le regole della fisica sono riconfigurate. Ha studiato presso lo Studium der Bildenden Kunst, UdK di Berlino. Tra le sue mostre personali più recenti: (2013) Kunstmuseen Krefeld, Haus Esters, Germania; (2012) “The Heavy Weight of Light”, Harris Lieberman Gallery, New York; “Die Gesamtheit aller Orte”, Kunsthal 44 Møen, Danimarca; “In Circles”, Johann König Gallery, Berlino; “Future Past”, Grieder Contemporary, Zurigo; (2011) “Sensor – Zeitraum für junge Positionen”, ZKM Karlsruhe, Germania; “52°31’17,23, 13°24’02,64”, Polnisches Institut, Berlino; “Alkahest”, Kunstverein Bremerhaven, Germania; (2010) “Probleme massereicher Körper”, Westfälischer Kunstverein, Münster, Germania; “Ereignishorizont”, Kestner-Gesellschaft, Hannover; “Broken away from Common Standpoints”, Museion  @  Peep-Hole, Milano. Tra le sue mostre collettive più recenti: “Mise-en-Scène. Skulpturale Rhetorik”, Kwadrat, Berlino; “When Attitudes Became Form Become Attitudes”, CCA Wattis Institute, San Francisco; “One-on-one”, KW Institute for Contemporary Art, Berlino; “Grey Peak of the Wave”, Harris Lieberman Gallery, New York; “COLLABORATIONS & INTERVENTIONS”, Kunsthalle CCA Andratx, Majorca, Spagna; “Made in Germany II”, Kunstverein Hannover, Hannover Germania; “A Touch of Life”, Gallery Anita Beckers, Francoforte, Germania; “GOLD”, Belvedere, Vienna; (2012) “Eros und Thanatos”, Künstlerhaus Bethanien, Berlino; “Surplus Authors”, Witte de With, Rotterdam; “A Disagreeable Object”, SculptureCenter, Long Island City, New York; “New Public”, Museion, Bolzano; “The Garden of Eden”, Palais de Tokyo, Parigi.



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