Jean-Luc Mylayne

Jean-Luc Mylayne

N. 407, April May 2006
2006
C-Print
153 x 300 cm
Courtesy the artist, Sprüth Magers Berlin London
© Jean-Luc Mylayne


JEAN-LUC MYLAYNE

Le opere di Jean-Luc Mylayne nascono da un incontro con i suoi soggetti, sviluppando una riflessione consapevole ed elaborata fino al minimo dettaglio. Le immagini sono il risultato di lunghi periodi durante i quali l’artista si trasferisce, insieme alla moglie e collaboratrice Mylène, in luoghi dove egli studia meticolosamente, quasi come un ornitologo, le attitudini e i comportamenti di specie indigene di uccelli. Facendo trascorrere mesi prima di realizzare uno scatto, Mylayne entra in profonda sintonia con l’ambiente in cui decide di lavorare, divenendo capace di prevederne i ritmi, le dinamiche e le trasformazioni nel corso del tempo.

L’apparente spontaneità delle sue fotografie è contraddetta dall’estremo controllo della composizione. Da una parte la ricerca della bellezza del momento effimero e fuggente, dall’altra il profondo senso di consapevolezza nella costruzione dell’immagine. Ogni singolo dettaglio è frutto di una precisa scelta: la posizione e il comportamento degli uccelli, le nuvole del cielo o la luce del sole.

Tramite la manipolazione delle lenti fotografiche, Mylayne esplora plurime possibilità di messa a fuoco all’interno della stessa inquadratura, proponendo così un’allegoria della capacità umana di pensare, percepire e cogliere dimensioni, tempi e spazi differenti. Il nostro occhio non è in grado di mettere a fuoco simultaneamente diversi dettagli ma, tramite il ragionamento astratto, siamo in grado di vedere e capire la realtà che ci sta di fronte nella complessità dei suoi particolari e nella diversità di tempi e spazi. Così succede ad esempio nell’opera N° 295, Mars Avril 2005 dove da una parte osserviamo l’attimo fuggente della posa dell’uccello o del movimento di una nuvola, dall’altra cogliamo il senso di eternità e inamovibilità delle montagne sullo sfondo. Per Mylayne la differenza tra mondo animale e umano non sta nel linguaggio (anche gli animali hanno un linguaggio), ma in quello che lui chiama “il disegno”, la capacità cognitiva di astrazione, la facoltà di saper proiettare un’idea di qualcosa che non esiste in natura.

La costruzione intellettuale delle opere si rende manifesta nel grande numero di riferimenti filosofici e storico artistici che si rintracciano nelle sue fotografie. Mylayne utilizza classici criteri della composizione pittorica e fa frequente ricorso a modalità compositive che includono costruzioni simmetriche, effetti di raddoppiamenti specchianti, l’utilizzo di formati tradizionali come il dittico o il trittico. In opere come N° 520, Février – Mars – Avril 2007 i rami dell’albero nella parte bassa della immagine sembrano far riferimento a un’estetica quasi calligrafica che si staglia contro la campitura monocromatica del cielo che invece rimanda alle campiture dei cieli blu tipiche dell’arte di un Piero della Francesca o di cicli di affreschi medievali. Il polittico N° 428, 429, 430, 431, 432, Novembre – Décembre 2007 testimonia invece un ideale estetico che gioca con la simbologia di luce e ombra, presenza e assenza, bellezza e morte. La documentazione di diversi momenti dell’azione di una coppia di uccelli si unisce a una sensazione sacrale data dalla luce e dalla composizione diagonale delle immagini.

La bellezza dalle opere di Mylayne sta non solo nell’armonia e nella poeticità delle immagini, ma nella completa, paziente e totale devozione del fotografo all’incontro con l’altro, rappresentato dagli uccelli. Ciò che contraddistingue il suo lavoro è l’attitudine di umiltà e rispetto nei confronti del soggetto. Un atteggiamento “antimoderno” nella ricerca di una bellezza che non è solo formale o concettuale, ma anche profondamente etica. L’essenza della bellezza diventa una pratica di vita, in una dimensione esistenziale che è frutto di una riflessione su come porsi nel mondo a fronte della propria finitezza.

Jean-Luc Mylayne (1946; vive e lavora in giro per il mondo) attua uno studio erudito e meticoloso sulla natura e i suoi ritmi per realizzare opere fotografiche che hanno per soggetto uccelli,  ripresi con una sapiente costruzione di punti di vista e un talentuoso controllo della messa a fuoco. Prendendo le mosse da un’ampia preparazione filosofica, Mylayne crea fotografie che propongono una meditazione sulla nozione del tempo e sulla relazione tra uomo e natura, portando a riflettere sulla capacità dell’occhio umano non solo di scoprire la bellezza ma anche di costruirla. Tra le sue recenti mostre monografiche: (2012)  “Jean-Luc Mylayne”, Sprüth Magers, Berlin; (2011) “Jean-Luc Mylayne”, Gladstone Gallery, New York; (2011) “The Heavens Are Blue”, Nevada Museum of Art, Reno; (2010) “Sky Traces in the Hands of Time”, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid; (2010) “To Go Very Softly”, Lannan Foundation, Santa Fe, New Mexico; (2009) Musée d’art contemporain, Lione. Nel 2011 le sue opere sono state esposte nella mostra “ILLUMInazioni” della Biennale di Venezia. Tra le mostre collettive più recenti ricordiamo: (2009) “Dans l’oeil du critique”, Bernard Lamarche-Vadel et les artistes, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Parigi; (2009) “Then the Work Takes Place on the Paradigm of the Conceptual in Contemporary Photography”, Kunsthaus Graz, Austria; (2008) “Out of Time”, Neues Museum Weserburg, Bremen, Germania.



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