Ben-Tor gioca con l'osservatore: tramite un'estetica ruvida e scontrosa non cerca mai di accattivarsene le simpatie, ma ne sovverte le aspettative, spingendosi oltre i limiti del "buon gusto". Se agli esordi della sua carriera il suo lavoro si è concentrato sull'identità ebraica e la Shoah, le opere degli ultimi anni sono incentrate su temi diversi, spesso interpretando personalità frustrate, depresse o isteriche. Secondo modalità spesso paragonate al lavoro di Cindy Sherman nell'ambito della fotografi a, Ben-Tor si dedica alla rappresentazione del grottesco, del bizzarro e del brutto, arrivando a sviluppare uno stile scioccante e controverso. Quando le chiedono da dove traggono origine i protagonisti dei suoi video, l'artista risponde: "Qualche volta rispecchiano i demoni che ho dentro, altre volte invece li vedo agire di fronte a me." Ben-Tor non teme la rottura anche drastica con le tipiche convenzioni estetiche che spesso ci si aspetta da un'artista donna; la sua posa fissa, il disinteresse per il bello e l'importanza dell'uso di parole gergali, diversi accenti e una espressiva mimica facciale si spiegano anche con i suoi studi nel campo del teatro sperimentale e con il riferimento al genere della cosiddetta stand-up comedy ma anche della produzioni televisive low-cost. Nel video Normal la vediamo trasfigurata da una buffa parrucca nei panni di un personaggio che con forte accento newyorkese pronuncia un monologo ininterrotto, un autentico torrente di parole per enumerare le attività e gli impegni futuri a cui si alterna l'elenco delle e-mail ricevute e inviate. Emotivamente assente, il personaggio del video mostra una costante aspirazione a partecipare a una realtà che si trova lontano da lui. Agisce in modo meccanico e nevrotico, quasi che la capacità di pianificare l'immediato futuro sia l'unico modo di convalidare la propria esistenza. Comunica incessantemente: tramite e-mail con un mondo esterno e immaginario o tramite un flusso di parole continuo con se stesso. Ma di fatto rimane chiuso in sé, preda delle proprie nevrosi, mentre il pubblico diviene una sorta di silenzioso voyeur che vi può riconoscere alcuni tratti della vita quotidiana, messi in risalto da una satira sferzante che da comico resoconto di una tensione nevrotica diviene metafora dell'alienazione dell'uomo nel mondo moderno. Come nelle altre sue opere, non assistiamo a una narrazione compiuta, ma a frammenti che caratterizzano grottescamente l'identità di un individuo. Il tema del video non sta nella banalità del contenuto di appuntamenti o scadenze, bensì nella creazione di un personaggio apparentemente normale che, ritratto nella sua quotidianità, raggiunge un alto grado di straniamento, diventando una metafora della solitudine della persona in un mondo accelerato e costantemente collegato alla rete. In una luce fredda e spietata Ben-Tor ci mostra la prospettiva quotidiana delle società moderne, caratterizzate dal paradossale fenomeno per cui, se da un lato l'impiego delle tecnologie digitali e l'organizzazione degli orari permette un crescente risparmio di tempo, dall'altro il tempo diventa un bene che scarseggia sempre di più.