Home / About / Lectures / Catalogo / Educazione / English
Artisti: Tamy Ben-Tor / Marnix de Nijs / Mark Formanek / Marzia Migliora / Julius Popp / Reynold Reynolds / Jens Risch / Michael Sailstorfer / Arcangelo Sassolino / Fiete Stolte
Zygmunt Bauman
Sandra Bonfiglioli
James Bradburne

Andrea Ferrara
Antonio Glessi
Alessandro Ludovico
Franziska Nori
Hartmut Rosa
 
Il respiro della città  


La nostra vita di abitanti della città è costretta fra orari crudeli. Potere degli orari. Essi possono governare contemporaneamente la vita collettiva della città intera e la mia vita personale. Ambiguità degli orari. Li viviamo come limitazioni della nostra libertà personale. Ma essi mettono in atto la nostra vita sociale. Noi abitanti possiamo avere una vita sociale grazie ai tempi pubblici, cioè grazie agli orari di lavoro e a quelli di esercizio dei servizi di interesse generale che sono a loro volta regolati dagli orari lavorativi. C'è una complicità e un'ambivalenza di noi abitanti a causa del contratto sociale che ha regolamentato il tempo del nostro corpo, che ci è stato donato con l'atto della nascita in orari, avendo in cambio la difficile bellezza della vita pubblica. Perchè vita pubblica significa incontro con altri. E la fisica dell'incontro è, dal punto di vista territoriale, l'appuntamento. Sono gli orari pubblici che istituiscono la cronologia moderna, non il fiume incontrollato del tempo, al fine di garantire la realizzazione di un appuntamento. Appuntamento vuol dire là-nell'ora concordata. In questa definizione è racchiusa l'intera fenomenologia della vita sociale, l'essenza della vita urbana e il significato della città stessa. Vi è sintetizzato il legame necessario fra dimensioni dello spazio (là), del tempo (nell'ora concordata) e del contratto sociale (ora concordata). Vi è annunciato il secondo grande compito della pianificazione urbana.
Accanto al compito di dare abitazione alle attività di vita e lavoro di una comunità insediata, si pone il compito di garantire l'accessibilità, per qualunque scala spaziale, ai luoghi e alle attrezzature dei territori antropizzati dove si svolgono le attività sociali del vivere umano. Il rispetto di convenzioni orarie da parte di chi deve svolgere azioni in comune, l'esistenza di una abitazione dove esercitare le proprie azioni, la formazione di un insieme coordinato di servizi che portano i convenuti all'abitazione, l'ulteriore organizzazione funzionale degli spazi e dei tempi dell'interno dell'abitazione: questi sono aspetti della fenomenologia dell'agire collettivo e coordinato. Ciò è vero sia nel caso che la comunità temporanea sia motivata dagli affetti e dalle responsabilità familiari, sia nel caso che la comunità temporanea sia legata solo dalle norme del lavoro. È l'agire tipico del vivere e lavorare in città. L'appuntamento è il volto stesso della città moderna abitata da folle di cittadini residenti e non residenti temporaneamente con-presenti nei luoghi, nelle abitazioni o nell'intera città per svolgere azioni coordinate per un fine. Il volto e l'organizzazione funzionale della città moderna sono stati il tema della ricerca architettonica e urbanistica che inizia con la rivoluzione industriale e i processi di urbanizzazione massificata che essa ha messo in movimento. La ricerca sulla città moderna, che ha impegnato gli architetti dalla fine del Settecento agli anni settanta del Novecento, è stata declinata sui temi dell'alloggio privato, delle architetture del museo, dello stadio, dell'università, del mall commerciale, della fabbrica, strutture che hanno arredato una nuova vita pubblica massificata, ma che tuttavia costituiscono temi di architettura della città presenti fin dagli albori della disciplina e dell'idea stessa di città. Ma ciò che ha caratterizzato la ricerca sulla città moderna di epoca industriale è stata l'accessibilità fi sica a questi beni comuni secondo scale quantitative inusitatamente grandi e secondo ritmi inusitatamente brevi, giornalieri, orari. Il ciclo circadiano ha marchiato gli stessi ritmi della città industriale. La rivoluzione urbana che inizia con l'industrialesimo, e si ripresenta nella nuova era dell'economia globale, è avvenuta sul versante del tempo. È avvenuta sul versante dell'intelligenza collettiva, capace di trasformare i tempi individuali e biologici del corpo umano in orari pubblici strutturanti la vita sociale. Il tempo sociale ha radice nella natura. Ha radice nel tempo biologico e biografico della vita e del vivere dei suoi cittadini.

La natura della città è il tempo e non lo spazio

La città non è solo il luogo dove l'individuo e la collettività abitano secondo modalità ricche di temporalità. La città manifesta la forma della nostra esperienza temporale, la costituisce materialmente e la rappresenta. Su questa base l'esperienza individuale e biografica del mio tempo vissuto si radica e si rispecchia in un ambiente spazio-temporale sensibile e collettivo, costruito insieme, da me e da noi. Questa complessa trascrizione-interpretazione è ciò che l'architettura mette in opera quando costruisce o ricostruisce la città. L'architettura sa dare forma sensibile alla dimensione esperienziale dell'abitare individuale trascrivendola in un luogo abitabile che diventa teatro della mia e nostra vita personale e pubblica. Questa dimensione è stata intesa, fin dalle origini dell'architettura, come suo compito fondamentale e filosofico. Ed è stata espressa dai testi che hanno fondato la sua teoretica. L'esperienza di "tempi", che si affastellano e densificano la nostra giornata e i nostri ritmi biologici, si riflette nei crash temporali della città sensibile. Così operano su di noi i monumenti che tramandano intenzionalmente, lungo la linea delle generazioni, la memoria degli accadimenti fondativi della società. Così operano su di noi i tessuti urbani storici e quelli delle epoche dell'espansione edilizia, le tracce delle antiche mura, le violazioni operate dai bombardamenti che le nuove edificazioni eleggono a monumento, i materiali edilizi antichi e moderni. Così opera su di noi la fatica di conciliare ore e tempi, qualità dei tempi vissuti e quantità delle ore da coordinare. Così opera su di noi lo sferragliare ritmico di treni o tram, il clangore delle automobili che si concentra nei picchi delle rush hours, il paesaggio orario delle chiamate al cellulare, le attività che si aprono e si chiudono illuminando o rabbuiando ritmicamente determinati siti, i calendari sociali che articolano le diverse stagioni e giornate in riti che danno sapore alla vita pubblica, l'evento che irrompe e stringe assieme gli abitanti in una comunità di sentimenti, la noia dei tempi vuoti e la malinconia delle ore serotine del "disio … e 'ntenerisce il core".
Tutto ciò è il teatro temporale della nostra vita quotidiana di abitanti. La disciplina dell'architettura ci consegna alla riflessione una città sensibilmente temporale, edificata e riedificata con materiali e forme che si pongono su scale diverse secondo il loro ciclo vitale, una città costruita e ricostruita secondo diverse e successive culture del progetto urbano. Le culture del progetto, nel corso delle epoche, hanno ri-significato e re-interpretato forme e stilemi urbanistici e architettonici appartenenti a tempi cronologicamente precedenti che, sottoposti al giudizio critico sul loro significato, sono stati selezionati, interpretati e ritualizzati in un nuovo presente. La città, esito del progetto, non è un oggetto che semplicemente sta nel tempo o che si evolve secondo questo riferimento esterno come fanno gli oggetti di natura. La città ha il tempo come materiale di costruzione. Di conseguenza, l'architettura costruisce il tempo del presente dando abitazione alle cose che accadono, con la mediazione della cultura del progetto, che non costituisce un semplice operare politecnico ma che si pone come un complesso insieme di azioni alla luce della responsabilità di fronte a un giudizio storico-critico.

Una nuova città globale: arcipelago di territori ad accesso rapido


La disciplina urbanistica consegna alla nostra riflessione una città regolata nell'uso degli spazi edificabili e organizzata temporalmente dai dispositivi di accessibilità. Infatti "il vicino e il lontano" nell'ordinamento urbano non è una relazione geografica oggettiva ma è l'esito politico e culturale dei dispositivi di accessibilità ai luoghi e ai beni della città. I dispositivi di accessibilità sul territorio sono di natura spazio-temporale: reti di infrastrutture dove corrono treni sempre più veloci e traffico ad alta capacità; parcheggi sotto il luogo dell'evento per essere lì senza perdere tempo; metropolitane che risolvono la complessa geometria dello spazio urbano costruendo una geometria euclidea sotterranea di spostamenti con minime durate di percorso e alte frequenze di esercizio. Nei dispositivi di accessibilità si coniugano i poteri e le competenze pubbliche predisposte per regolare l'uso del suolo e gli orari di lavoro che fanno funzionare i servizi. L'innovazione avviene sul versante del tempo: la produzione di nuove forme del tempo per costruire nuove organizzazioni competitive; la strutturazione della società basata sulla leva del lavoro regolato da orari; dispositivi territoriali di rapida accessibilità ad arcipelaghi di territori sempre più estesi. Queste sono le dimensioni innovative portate dal tempo progettato, in passato con il fine di costruire la città moderna e nel presente con l'obiettivo della costruzione della città globale. Le società moderne non hanno costruito dispositivi di regolazione del tempo in un orizzonte tecnico. Anche tutte le società arcaiche erano in grado di realizzarli secondo questa prospettiva. Le società moderne hanno imparato a progettare il tempo per sostenere i processi di innovazione economica e governare i processi di strutturazione sociale e urbana che li accompagnano. La città contemporanea dispersa su territori di diverse scale è quindi un fenomeno non solo spaziale. La risultante morfologia dalla nuova logica insediativa è un arcipelago di tessuti urbanizzati densi o radi, connessi da infrastrutture di mobilità pluriscalare rapida o lenta. È questa la nuova città, una città cangiante di territori in mobilità.  


 
inizio pagina
 
CCCS
Palazzo Strozzi