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Artisti: Tamy Ben-Tor / Marnix de Nijs / Mark Formanek / Marzia Migliora / Julius Popp / Reynold Reynolds / Jens Risch / Michael Sailstorfer / Arcangelo Sassolino / Fiete Stolte
Zygmunt Bauman
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Alessandro Ludovico
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Hartmut Rosa
 
Centro di Cultura Contemporanea Strozzina    


L’obiettivo primario della Fondazione Palazzo Strozzi è rivitalizzare gli spazi pubblici del Palazzo, uno tra i più squisiti esempi fiorentini di architettura rinascimentale, trasformandolo in una meta culturale stimolante, dinamica e di respiro internazionale, aperta a visitatori di ogni età e interesse. In questi tre anni di attività, le mostre allestite negli imponenti spazi al primo piano del Palazzo hanno già attratto un vasto pubblico proveniente da tutto il mondo, che ha mostrato di apprezzarne la qualità, il carattere innovativo e la varietà.
Oggi il cortile ospita un caffé, un design e book shop, una mostra permanente dedicata alla storia del palazzo ed è sede di un programma articolato di concerti, sfilate di moda e performance. Uno degli elementi chiave del progetto è stato fin dall’inizio l’istituzione di un centro per la cultura contemporanea proprio qui, nel cuore di Firenze. Il Centro di Cultura Contemporanea Strozzina (CCCS) è stato creato negli spazi delle ex cantine situate sotto il cortile del Palazzo (noti come “La Strozzina”), gli stessi che tra la fine della seconda guerra mondiale e l’alluvione del 1966 hanno ospitato le più importanti mostre fiorentine di rilevanza internazionale. Collocare l’arte contemporanea nella cornice architettonica rinascimentale di Palazzo Strozzi è una sfida che la Fondazione interpreta come stimolo ad allestire scenicamente ogni nuovo evento e progetto, alla costante ricerca di nuove possibilità di comunicazione, presentazione e mediazione artistica. Dalla sua apertura, nel novembre del 2007, il CCC Strozzina ha ospitato in mostra opere di William Kentridge, Dan Perjovschi, Damien Hirst, Cindy Sherman, Andreas Gursky e più di recente di Wolfgang Tillmans, Antony Gormley e Gerhard Richter.  

La consapevolezza del tempo è il motore della società contemporanea. Essere sempre più efficienti è l’obiettivo fondamentale che invade le nostre vite anche nella sfera privata con invenzioni quali lo speed dating (per la vita amorosa), i power naps (per la salute e l’esercizio fisico), il quality time (per la vita in famiglia) e il fast food (per placare la fame). Il desiderio di controllare e ottimizzare ogni aspetto della nostra vita trova una corrispondenza nella fastidiosa sensazione di non avere mai abbastanza tempo. Il progresso tecnologico ha incrementato enormemente la mobilità, innescato un flusso costante di informazioni e generato il concetto di un’economia globalizzata in perenne espansione, creando l’aspettativa di una produttività in costante aumento. Eppure oggi ci stiamo avvicinando all’ultimo grado di questa crescita accelerata, come testimonia sia il graduale collasso dell’ecosistema naturale, che non ha più il tempo di rigenerarsi, sia il senso diffuso di ansia e depressione per cui le persone vivono al limite delle proprie capacità in un mondo ad alta velocità.  

La paura di una tecnologia in rapida evoluzione che fagocita gran parte del tempo necessario per pensare e riflettere non è certo una novità. Lo storico dell’arte tedesco Aby Warburg era preoccupato in particolare per l’impatto su quello che egli definiva Denkraum, lo spazio per il pensiero critico, che vedeva minacciato dall’annullamento delle distanze ad opera della radio e dalla “velocità fulminea dell’informazione elettrotecnica”. Nel 1920, dopo la prima guerra mondiale, Warburg scrisse: “Siamo nell’età di Faust, nella quale lo scienziato moderno […] cerca di conquistare al proprio pensiero lo spazio fra se stesso e l’oggetto per una contemplazione spassionata. Occorre sempre di nuovo salvare Atene da Alessandria.” Oggi, nel 2010, siamo di nuovo di fronte alla medesima questione, ma abbiamo a che fare con una tecnologia molto più potente della radio di prima della guerra. Ai giorni nostri gli argomenti a favore delle nuove tecnologie sono spesso di natura economica e sono formulati in termini di risparmio di costi e di tempo. Nel 1943, lo scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry, nel suo Il Piccolo Principe, metteva in discussione l’ossessiva ricerca di ogni sorta di risparmio:  

“Perché vendi questa roba?” disse il Piccolo Principe.

“È una grossa economia di tempo,” disse il mercante.

“Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano 53 minuti a settimana.”

“E cosa se ne fa di questi 53 minuti?”

“Se ne fa quel che si vuole…”
“Io,” disse il Piccolo Principe, “se avessi 53 minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana.”  

Alla fine insieme al Piccolo Principe dobbiamo chiederci: perché tutta questa fretta? Cosa ne facciamo del tempo guadagnato? Lo investiamo semplicemente in altre attività che fanno risparmiare tempo finché ci muoveremo vorticosamente, del tutto fuori controllo, incapaci di prendere in una frazione di secondo le decisioni necessarie a determinare il futuro degli investimenti in Borsa, a far emergere la nostra competenza per ottenere un nuovo lavoro e persino ad avere la capacità di rimanere in contatto con la famiglia e gli amici?
Come in tutte le altre mostre organizzate dal CCC Strozzina, anche in questo caso le opere esposte ci inducono a riflettere sulla natura del mondo in cui viviamo e, nello specifico, a interrogare il nostro bisogno di pretendere un flusso continuo di informazioni sempre disponibili e in tempo reale. Oggi, in un mondo che ha davvero bisogno di tolleranza e calma – forse di spazi per pensare – i temi affrontati da “As Soon As Possible” meritano tutta la nostra attenzione critica.

 
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