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Consumare Futuro 


Se dici accelerazione pensi alla velocità. Se immagini velocità la proietti in avanti, a ciò che ti aspetta e a cui vai incontro. Einstein non pensava mai al futuro. "Arriva sempre così presto", diceva. Eppure era uno che guardava lontano. Ma dal secolo scorso è indubbio che il futuro ci è sempre stato molto addosso. Qualche decennio più tardi un autore di fantascienza, William Gibson, creatore del cyberspazio, ci confermava che "il futuro è già qui. Solo che non è egualmente distribuito". Certo è che fin dove riusciamo a immaginare il futuro, esso ci appare più come fonte di incertezza piuttosto che come veicolo di speranza. Quasi una minaccia più che un'opportunità. "Il mondo di oggi va troppo forte per stargli dietro. Stai davanti". Ecco lo slogan murale di una finanziaria online. Dalla previsione del futuro alla prevenzione dal futuro. Letto dal finestrino di un treno ad alta velocità. In ritardo. Già, perché in questo frenetico mondo odierno, non più rotondo ma sempre più piatto e compresso, corrono tutti, da sempre. Ricordate quel vecchio adagio africano del leone e della gazzella? Recita che ogni giorno, leone o gazzella tu sia, devi prepararti a correre più veloce dell'altro per sopravvivere.
Il piede sull'acceleratore lo abbiamo tutti. Andare a strappi, concentrando tempi e spazi, relazioni e attività, è prassi ormai condivisa e consolidata. Ma è sempre più un affannoso recupero, un rilascio di energie supplementari per stare al passo degli eventi, piuttosto che una corsa liberatoria. Appunto, sei sul treno ad alta velocità per recuperare un'ora del tuo tempo. Per comprimere un altro po' il tuo minuscolo universo in continua espansione. Ma qualcosa è andato storto e sei in ritardo. E anche se ci stai mettendo comunque la metà del tempo di qualche anno prima è ugualmente insopportabile. Tutto ciò che ieri ci sembrava velocissimo rispetto a l'altro ieri è oggi inaccettabilmente lento. Se poi qualcuno ti promette velocità ma non la mantiene diventa irritante fino allo spasimo. "Tutti gli operatori sono momentaneamente occupati. La preghiamo di rimanere in linea per non perdere la priorità acquisita."
È in questi momenti di standby che ti accorgi dell'accelerazione pervasiva a cui siamo sottoposti. È il punto di rilascio delle montagne russe, in attesa della prossima curva. Cedere allora ad Apollo, alla lentezza intesa come bellezza, contemplazione estatica? Oppure rimanere ancorati saldamente a Dioniso, la tentazione della vertigine? Ma ora sei in corsa, mica puoi o vuoi scendere. Scelta obbligata: no contest. Magari, appena arriva la voce dell'operatore in linea, smetti di volare alto e sei più propenso a credere che in fondo ci siamo tutti venduti piuttosto a Mercurio, scaltro dio minore. La sua è una strategia semplice, ma efficace: esaltare comunicazioni e trasporti per rendere il mondo sempre più piccolo e avere quindi un'economia sempre più grande. Sua sacerdotessa è appunto l'accelerazione: quella progressiva, costante, incalzante che porta verso il cambiamento. Quello vero, rapido e invisibile, quello che quando è arrivato neanche te ne accorgi perché già ne sei parte integrante e spesso, tuo malgrado, integrata. Diceva Luigi Pintor "Osservare uno scenario non significa comprenderlo, né tanto meno influenzarlo."
Come ISIA, al primo corso di specializzazione in Communication Design, ci siamo chiesti se davvero avessimo una corretta visione di questo scenario. Se siamo in grado di porci nella condizione di spettatori esterni, per provare a capirne le sue reali proporzioni, le sue dinamiche. Prima fra tutte quello che in gergo industriale viene chiamato jerk, la derivata dell'accelerazione, il punto massimo di sollecitazione e sopportazione di un soggetto sottoposto all'aumento di velocità nell'unità di tempo.
A giudicare dagli eventi sembra che abbiamo spostato questo punto via via sempre più in alto. È una società liquida. E si sa come i fluidi abbiano ampi margini di adattabilità. Da più parti si alza, da tempo, la voce che tutto questo non sia sostenibile e che abbia un unico sbocco predestinato, la "fine del mondo" per dirla alla Virilio. Può essere, certamente. Ma non siamo ancora in dirittura d'arrivo, quanto, semmai, in una curva assai stretta. Frenare senza criterio, solo perché spaventati, ora porterebbe comunque al disastro. Quindi, attenzione: non è detto che il tanto evocato "darsi una calmata" sia la cosa giusta da fare ora. Abbiamo raccolto pochi ma significativi dati e li abbiamo sintetizzati in maniera moderatamente retorica. Non vi preoccupate: è una sala che si consuma alla svelta. Sappiamo della vostra impazienza. Volevamo solo darvi una rapida sollecitazione.
Dirvi che tutto sommato l'accelerazione è come il colesterolo, c'è quello buono e quello cattivo. È il giusto mix che funziona. Osservate. Qualcosa vi divertirà, altro vi sorprenderà. Altro ancora vi inorridirà. Traete le vostre conclusioni. Poi, datemi retta, mettetevi a dieta. ASAP, naturalmente.  

 
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