Home / About / Lectures / Catalogo / Educazione / English
Artisti: Tamy Ben-Tor / Marnix de Nijs / Mark Formanek / Marzia Migliora / Julius Popp / Reynold Reynolds / Jens Risch / Michael Sailstorfer / Arcangelo Sassolino / Fiete Stolte
Zygmunt Bauman
Sandra Bonfiglioli
James Bradburne

Andrea Ferrara
Antonio Glessi
Alessandro Ludovico
Franziska Nori
Hartmut Rosa
 
Riflessioni sul tempo come materia prima
o del perché la modernità è una storia di accelerazione


Se riflettiamo sul tempo come "materia prima" nella società moderna, si impone immediatamente la percezione della sua crescente scarsità. La sensazione che tutto ciò che ha una durata duri troppo a lungo, impieghi troppo tempo, che dobbiamo correre sempre più in fretta, per mantenere la posizione e stare al passo coi tempi fa parte della sensibilità di base dell'epoca moderna. Si tratta di un concetto che non abbiamo certo scoperto in questo inizio di XXI secolo: dalla metà del Settecento, una generazione dopo l'altra lo ha constatato e stigmatizzato.
Troviamo riflessioni analoghe in Goethe, come in Nietzsche o Walter Benjamin, che raccomandava di tirare urgentemente il freno d'emergenza. La crescente mancanza di tempo va evidentemente di pari passo con l'accelerazione di innumerevoli processi della vita quotidiana: i mezzi di trasporto diventano sempre più veloci, le informazioni possono essere trasmesse in tempi sempre più rapidi, le merci si producono sempre più celermente e le mode si avvicendano l'una all'altra a ritmo sempre più frenetico. Uno degli apici di questo processo di accelerazioni è indubbiamente costituito da Internet, che in un certo senso rappresenta la realizzazione di un'utopia, l'assenza di luogo fatta struttura: tutte le informazioni sono in "tempo reale", cioè trasferibili senza le attese causate dalla distanza spaziale e di conseguenza i contatti sociali si possono stabilire all'istante, evitando le lentezze legate allo spazio. Non è tuttavia immediatamente chiaro il motivo per cui questo processo multidimensionale di accelerazione provochi un senso di mancanza di tempo: infatti, attenendoci rigorosamente alla logica, se per coprire delle distanze o produrre dei beni abbiamo bisogno di minor tempo, dovremmo anche affrettarci meno, visto che il tempo libero dovrebbe aumentare. Da dove deriva allora la nostra sensazione di scarsità del tempo? Per comprendere il reale mutamento delle caratteristiche percettibili del tempo in epoca moderna, dobbiamo indagare in modo più approfondito la natura del processo di accelerazione tipico della modernità. L'opinione, spesso espressa in modo irriflessivo (anche in trattati scientifici) e con una valenza di critica culturale, secondo la quale nella società moderna tutto procede più velocemente a causa di una "accelerazione universale" dei processi sociali, è sia palesemente ingannevole sia semplicemente falsa. Ingannevole perché lascia intendere che il fenomeno dell'accelerazione è la manifestazione di un unico, uniforme processo (le cui cause peraltro rimangono oscure: l'economia capitalista, la cultura secolarizzata dell'era moderna, lo sviluppo tecnologico, i mezzi di comunicazione di massa, lo stato nazionale, le forze armate sono considerati i principali propulsori del processo di accelerazione). Tuttavia, fenomeni quali la possibilità di spostarsi più velocemente, la tendenza al fast food e allo speed dating e l'avvicendarsi sempre più rapido delle mode sono cose molto diverse tra loro. Falsa, in quanto è del tutto evidente che esistono molti aspetti che, al di là delle nostre intenzioni, non è possibile accelerare. Alcuni fenomeni si sono addirittura rallentati nel processo di modernizzazione.
Ne consegue che per comprendere meglio il rapporto della modernità con il tempo è essenziale giungere a una distinzione e determinazione sistematica degli ambiti sociali in cui tali processi di accelerazione sono effettivamente rilevabili, come pure di quegli ambiti in cui al contrario si registrano fenomeni di decelerazione, o che quantomeno sono caratterizzati da una forma di irrigidimento temporale. Riguardo alla questione relativa all'opportunità o meno di descrivere la storia dell'età moderna come una storia di accelerazione, appare dunque decisivo determinare con esattezza la relazione tra decelerazione e accelerazione, movimento e stasi. Nelle pagine che seguono farò un tentativo in tal senso. Dapprima illustrerò tre "dimensioni" di accelerazione sociale sistematicamente distinguibili cui, nel secondo capitolo, contrapporrò cinque categorie di irrigidimento. Nell'ultimo capitolo cercherò di illustrare a grandi linee come in epoca moderna le forze di accelerazione prevalgano in maniera sistematica sulle tendenze all'irrigidimento e al rallentamento.

1) Tre dimensioni di accelerazione sociale

a)    Accelerazione tecnica
La forma di accelerazione più evidente e ricca di conseguenze è l'accelerazione intenzionale, tecnica e soprattutto tecnologica (cioè meccanica) dei procedimenti orientati a uno scopo. Questo fenomeno si registra soprattutto nei settori dei trasporti, delle comunicazioni e della produzione di beni e servizi. A partire dalla rivoluzione industriale - che a buon diritto si può definire come una rivoluzione dell'accelerazione - esso ha conosciuto uno spettacolare sviluppo, nel corso del quale la velocità dei movimenti si è almeno centuplicata, mentre la rapidità dell'elaborazione dei dati è diventata centomila volte più alta e quella del trasferimento delle informazioni è cresciuta in maniera esponenziale - con un esponente da sette a dieci cifre. L'incremento della velocità dei trasporti e delle comunicazioni è alla radice di un'esperienza caratteristica dell'età moderna, quella della "contrazione dello spazio": le distanze sembrano accorciarsi nella misura in cui il loro superamento diviene più facile e rapido.

b)    Accelerazione dei mutamenti sociali
L'incremento di velocità tecnica tuttavia, non è l'unica causa della complessiva accelerazione dell'esistenza moderna: anche le modalità del nostro vivere comune registrano cambiamenti sempre più rapidi nei modelli relazionali e nelle pratiche sociali. Il fatto che i vicini di casa si avvicendino in sequenza sempre più rapida, che la relazione col compagno della nostra vita (o meglio, di un periodo della nostra vita) e la permanenza nel posto di lavoro abbiano una durata media sempre più breve, e che la moda, i modelli di automobili e gli stili musicali nascano e muoiano a un ritmo sempre più frenetico, non sono conseguenze logiche dell'accelerazione tecnologica, ma fanno parte di un fenomeno sociale che si può definire nei termini di una accelerazione del mutamento sociale. Questo implica anche un decremento della vita media del nostro sapere, non solo in campo scientifico, ma anche nella prassi della vita quotidiana: le nostre conoscenze di indirizzi e numeri telefonici di amici, uso di programmi informatici, telefoni cellulari e microonde, programmi elettorali, campioni sportivi, investimenti e programmi di formazione devono essere attualizzate in intervalli temporali sempre più rapidi. In ogni ambito della nostra vita corriamo il rischio di non "stare al passo coi tempi". Hermann Lübbe descrive questo fenomeno nei termini di una continua "contrazione del presente": se il presente, cioè l'oggi, designa tutto ciò che ha validità, lo ieri - ciò che non ha più validità - e il domani - ciò che non ha ancora validità - ci si avvicinano sempre di più. Questo si applica in egual misura alla politica, all'arte e alla cultura, alla sfera familiare e a quella professionale. L'accelerazione dei mutamenti sociali è poi testimoniata in maniera impressionante dalla diffusione delle innovazioni: la radio, un'invenzione di fine Ottocento, ha impiegato 38 anni per raggiungere 50 milioni di ascoltatori; la televisione, introdotta un quarto di secolo dopo, ha ottenuto lo stesso livello di diffusione in soli 13 anni, mentre dalla prima alla 50milionesima connessione Internet sono passati solo quattro anni.

c)    L'accelerazione dei ritmi di vita
La terza categoria dell'accelerazione sociale è rappresentata dal fatto che tutti cerchiamo di vivere letteralmente più in fretta, aumentando il numero di azioni ed esperienze per unità di tempo, quindi facendo più cose in meno tempo. Alla base di questa volontà di accelerazione c'è il senso della mancanza di tempo, il fatto che il numero delle cose che vogliamo o dobbiamo fare aumenta in maniera tanto veloce che il guadagno di tempo ottenuto grazie all'accelerazione della tecnica non basta più. Un acuto "bisogno di tempo" è la condizione permanente delle società moderne. Ci sono tre diversi modi per aumentare il ritmo. Il primo è quello di portare a termine più cose in un determinato arco di tempo (può essere un giorno o una settimana): quando "facciamo più in fretta", aumentiamo la velocità delle nostre azioni, impiegando meno tempo per masticare o pregare ad esempio. Il fast food, lo speed dating (cioè l'incontro con il maggior numero di potenziali partner nel minor tempo possibile), il power nap (sonnellino che si presume efficace al massimo grado) o il quality time da trascorrere coi figli (come riuscire a dedicare ai bambini il minor tempo possibile senza farli sentire trascurati dal punto di vista affettivo?) sono tutti esempi di questa variante. Il secondo modo è quello di abbreviare o evitare del tutto pause e tempi morti grazie a un'abile organizzazione del tempo, eliminando così i tempi di attesa: tutto deve procedere "senza soluzione di continuità". La terza e più attuale e promettente forma di incremento del ritmo di vita consiste nel cosiddetto multitasking. Quante più cose riesco a fare simultaneamente, tante più azioni sono in grado di collocare in un determinato arco di tempo. Tutti noi sperimentiamo simili possibilità di accelerazione.

2) Cinque categorie dell'irrigidimento

a)    Limiti di velocità naturali
Non tutto acquista velocità in epoca moderna. I nostri tentativi di accelerazione si scontrano in molti ambiti con limiti di velocità naturali, tra i quali in primo luogo quelli (geo)fisici, biologici e antropologici. In questi casi abbiamo a che fare con processi la cui durata e velocità è difficile, se non impossibile, manipolare. Questo è valido per i limiti di velocità del cervello (ad esempio per quel che riguarda la percezione, l'elaborazione delle informazioni e la reazione, ma anche la rigenerazione) e del corpo (si pensi ai processi di crescita e di guarigione dalle malattie), ma anche per il tempo necessario alla riproduzione di materie prime naturali, come la trasformazione dei sedimenti marini in petrolio. Forse uno dei limiti di velocità più seri è rappresentato dalla capacità dell'ecosistema terrestre di smaltire i rifiuti inquinanti. Anche il ritmo degli anni e dei giorni non può essere accelerato, benché alcuni effetti secondari possano essere manipolati o simulati, ad esempio modificando la temperatura con sistemi di riscaldamento e raffreddamento o trasformando la notte in giorno grazie alla luce artificiale. In agricoltura ci sono stati dei tentativi, a volte riusciti, di incrementare la velocità naturale dei processi biologici, come la produzione delle uova di gallina, in questo caso abbreviando a 23 ore il quotidiano avvicendarsi del giorno e della notte tramite l'uso della luce artificiale, oppure accelerando i processi di crescita tramite la coltivazione. I cosiddetti alberi coltivati "a fusetto" arrivano alla massima produzione di frutta già dopo quattro o cinque anni, anche se dopo breve tempo diventano di nuovo infecondi - sono in certa misura alberi "usa e getta". In tutti i casi in cui i processi sociali vengono frenati nella loro accelerazione da limiti di velocità naturali, si compiono dei tentativi per differirli, con risultati spesso sorprendenti. Occorre perciò essere cauti nel postulare limiti di velocità assoluti. In particolare bisogna badare a non bollare precipitosamente come barriere invalicabili le insicurezze o i disturbi fisici e psicologici derivanti da una forte spinta all'accelerazione. Viaggiando a una velocità di 20 chilometri orari, gli automobilisti e i passeggeri dei treni del passato pensavano di essere giunti al limite di quanto ci si poteva aspettare dal cervello e dal corpo umano, e anche i medici mettevano in guardia dalle gravi conseguenze che potevano derivare dal superamento di una velocità di 25/30 chilometri all'ora. Simili rischi legati all'"esperienza del limite" venivano confermati dal fatto che, guardando fuori dal finestrino della macchina, i viaggiatori si sentivano male - dovevano ancora acquisire la visione "panoramica", imparare a spaziare con lo sguardo. Oggi quelle "velocità" ci appaiono di una lentezza quasi insopportabile. Nel frattempo, medici e psicologi ritengono di aver trovato indizi che dimostrano come i bambini e i giovani siano molto più adatti alla nuova dimensione del multitasking rispetto agli adulti: a quanto sembra i limiti temporali antropologici vengono superati dai processi cognitivi. Questo comunque non esclude la possibilità di un limite assoluto di elaborazione dell'organismo umano, che tuttavia può essere differito tramite l'impiego delle nuove biotecnologie.

b)    Isole di decelerazione
Indipendentemente dai limiti di velocità esterni, troviamo però anche alcune "oasi di decelerazione" di tipo geografico, culturale o sociale che finora sono state escluse, in parte o del tutto, dai processi di accelerazione della modernità. In simili luoghi (come le celeberrime isole dei mari del Sud), gruppi (ad esempio le comunità come quella degli Amish in Ohio) o contesti pratici (come in alcuni uffici amministrativi delle università, con la loro burocrazia, o nella celebre pubblicità del Jack Daniel's prodotto in Tennessee) il tempo sembra essersi letteralmente "fermato": questa espressione così comune designa una forma sociale che resiste all'accelerazione temporale, divenendo sempre più anacronistica in confronto all'ambiente circostante - qui le lancette dell'orologio si muovono alla stessa velocità di un secolo fa, per continuare sulla stessa falsariga. Nell'era della globalizzazione simili "oasi di decelerazione" subiscono un intenso processo di erosione. Il gap temporale che le separa dal mondo circostante, con la sua capacità e volontà di accelerazione, diviene sempre più grande e dispendioso, al tempo stesso la loro "potenza di frenata" si accresce quando entrano in contatto col mondo accelerato. Da questa erosione sono ovviamente esclusi luoghi e attività consapevolmente create come isole di lentezza (ad esempio le "oasi di benessere") e che pertanto rientrano nella terza categoria di decelerazione qui identificata. Diventando sempre più rare, le isole di decelerazione acquistano così un valore "nostalgico", la qualità di una promessa.

c)    Rallentamento come conseguenza secondaria involontaria
Nella società moderna il rallentamento e l'arresto di movimento si verificano spesso come conseguenza secondaria involontaria dei processi di accelerazione. L'esempio più noto è quello dell'ingorgo stradale. Nelle aree densamente popolate, ad esempio, la velocità media del traffico subisce da anni una riduzione a causa del crescente congestionamento. Una forma di decelerazione patologica è rappresentata dalle sindromi depressive: sempre più fattori portano a ritenere che si tratti di disturbi che possono equivalere a reazioni disfunzionali alla spinta sociale all'accelerazione. I depressi hanno spesso l'impressione che il tempo si sia fermato o trasformato in una massa densa e resistente. Il rallentamento tuttavia non si verifica solo come conseguenza secondaria diretta dei processi di accelerazione, ma anche - in misura ancora maggiore - come conseguenza di fenomeni di desincronizzazione (condizionati dall'accelerazione) in forma di tempi d'attesa. Se processi diversi devono adattarsi in senso temporale l'uno all'altro, l'accelerazione produce frizioni nei punti di sincronizzazione. Nella vita di tutti i giorni questo si percepisce chiaramente ogni qual volta i processi che procedono a un ritmo rapido incontrano sistemi "ritardatari": ciò che può andare più veloce viene sempre trattenuto e frenato da ciò che procede più lentamente. In talune situazioni questa desincronizzazione (transitoria) produce un forte rallentamento reale, ad esempio quando complicate catene produttive perdono il ritmo a tal punto che si verificano dei blocchi veri e propri. La sensazione del ritardo sorge soprattutto là dove velocità diverse vengono a contatto, anche quando non si registrano reali momenti di arresto. Esempio interessante in proposito è costituito dall'insostenibile impazienza che assale l'utente di un PC quando il motore di ricerca di Internet fornisce i suoi risultati con esasperante lentezza. Anche in questo caso si tratta di un problema di sincronizzazione: il computer simula un dialogo, risponde alle domande, ma lo fa con un ritardo che, in un dialogo appunto, sarebbe intollerabile. Di qui nasce l'impressione di essere "bloccati" dal computer, mentre in realtà questo consente un notevole risparmio di tempo.

d)    Due forme di decelerazione intenzionale
Dai fenomeni di decelerazione involontaria sono rigorosamente da distinguere i tentativi deliberati e intenzionali e spesso i movimenti che hanno una motivazione ideologica volti alla decelerazione e al rallentamento sociale. Questi si possono a loro volta dividere in spinte al rallentamento che hanno come obiettivo quello di mantenere intatta o anche di accrescere la capacità funzionale e accelerativa, che in ultima analisi rappresentano vere e proprie strategie di accelerazione, e genuini movimenti di rallentamento, che spesso compaiono con valenza di opposizione fondamentale e caratteristiche antimoderne. Prenderemo in considerazione questi per primi.

(1) Decelerazione come ideologia
Il richiamo a una radicale decelerazione che - come testimoniano i movimenti di resistenza nei confronti del telaio meccanico, della ferrovia o degli impianti di radiocomunicazione - nella storia dell'età moderna si è sempre accompagnato alle diverse ondate di accelerazione, si combina spesso con una fondamentale critica alla modernità e con la protesta contro la (ulteriore) modernizzazione. Del resto, se è esatta la tesi per cui il processo di modernizzazione è descrivibile in primo luogo come un processo di accelerazione, il fenomeno non deve stupirci più di tanto. La nostalgia per un mondo perduto, più stabile e tranquillo, viene sostenuta dall'immagine fantastica della pre-modernità, che nella protesta sociale si combina con fantasie di una post-modernità o di una contro-modernità decelerata. In effetti, le posizioni politiche più radicali del XXI secolo sembrano volgersi in misura crescente contro lo sviluppo progressivo e avere come obiettivo la conservazione dell'esistente. Secondo Peter Glotz, quella della decelerazione sarebbe "l'ideologia aggressiva" propagata da una classe sociale in rapida ascesa, vittima della modernità, che rinuncia così al socialismo come idea guida rivoluzionaria. Il movimento per la decelerazione promette un "nuovo benessere grazie al rallentamento" (Reheis) e si organizza in associazioni intellettuali o dalla parte del cittadino come l'"unione per il tempo rallentato" o i "disoccupati felici". Se queste fantasie di decelerazione radicale trovano ampia diffusione sul piano delle idee, in dibattiti, conferenze e contributi scritti, solo molto raramente raggiungono quello strutturale dell'azione concreta. Ciò è da un lato dovuto al fatto che il prezzo della decelerazione individuale diventa sempre più alto - colui che si sottrae alla pressione del ritmo incalzante (ad esempio entrando a far parte di una setta, avviando una fattoria ecologica oppure sprofondando in una cultura della droga dimentica del tempo) rischia di perdere ogni contatto e non avere più alcuna possibilità di riammissione. Dall'altro lato molte delle nostre quotidiane esigenze di rallentare il ritmo sono talmente selettive che finiscono per intralciarsi le une con le altre: desideriamo ad esempio dedicare un po' di tempo a noi stessi e proprio per questo esigiamo che tutti gli altri si affrettino, dalla cassiera del supermercato all'impiegato dell'ufficio delle tasse.

(2) Decelerazione come strategia di accelerazione
Per la capacità funzionale della società moderna sono di grande importanza quei processi e quelle istituzioni che mirano a una decelerazione temporanea, i cui tentativi non devono essere confusi con quelli dei movimenti ideologici. Le strategie di rallentamento possono costituire talvolta la premessa per un ulteriore accelerazione di altri processi e vengono adoperate sia da attori individuali, sia da organizzazioni sociali. Sul piano individuale, soggiornare in un monastero, frequentare corsi di meditazione o praticare lo yoga sono attività che vanno annoverate in questa categoria nella misura in cui, in ultima analisi, servono allo scopo di padroneggiare meglio - ovvero più velocemente - la propria vita professionale, relazionale e quotidiana. Esse rappresentano dunque oasi di decelerazione artificiali che servono a "fare il pieno" e "riprendere velocità". Tra le strategie di accelerazione tramite decelerazione rientrano anche i tentativi di impadronirsi a breve termine di un numero maggiore di cognizioni tramite il deliberato rallentamento di singoli processi di apprendimento o di accrescere la capacità di innovazione e la creatività tramite pause mirate. A livello collettivo, soprattutto in ambito politico, vengono analogamente applicate varie forme di moratoria allo scopo di ottenere tempo per la soluzione di problemi di tipo tecnico, legale o anche ambientale, considerati un impedimento alla modernizzazione. L'accelerazione stessa è diventata possibile in settori centrali della vita sociale grazie al fatto che istituzioni e materie fondamentali, come il diritto, i meccanismi di controllo politico o il sistema (dell'orario) lavorativo, esentati da qualsiasi forma di cambiamento, hanno generato sicurezza nelle aspettative, stabilità nella pianificazione e prevedibilità: tutti fattori che devono essere considerati i fondamenti dell'accelerazione economica, tecnica e scientifica. L'attuale tentativo neoliberale di abbattere le barriere in modo da eliminare ogni impedimento che ostacoli il "mercato globale" potrebbe avere l'effetto opposto: il crollo della dinamica dello sviluppo e, con esso, la recessione e la depressione economica. Forse la minaccia più grande nei confronti del moderno progetto di accelerazione non viene dai suoi oppositori ideologici, che finora hanno perduto ogni battaglia, ma dal suo stesso incremento eccessivo.

e)    Irrigidimento strutturale e culturale
Forse la forma più interessante di manifesta decelerazione è rappresentata dai fenomeni di irrigidimento culturale e strutturale che paradossalmente appaiono inestricabilmente legati alle manifestazioni dell'accelerazione. Ci riferiamo in particolare a quelle tendenze che hanno dato origine alle teorie sulla "fine della storia", l'"esaurimento delle energie utopiche", l'insolubile "cristallizzazione culturale". Queste teorie hanno in comune la diagnosi di una stasi paralizzante nello sviluppo interno delle società moderne, diagnosi alimentata dal sospetto che la loro apparente sconfinata apertura e il loro rapido cambiamento siano soltanto schermate dell'"interfaccia utente" mentre in realtà le strutture profonde delle nostre società sono coinvolte in un impercettibile processo di irrigidimento. Benché nulla rimanga com'è, nulla di essenziale si modifica più; dietro il paravento ricco di colore si cela soltanto il ritorno dell'eternamente uguale: questo il verdetto dei sostenitori della tesi dell'irrigidimento, che vanno a ingrossare le fila del verso opposto e complementare della dinamica di accelerazione, e trovano la loro espressione più eloquente nella metafora della stasi frenetica. Questa forma di decelerazione non si contrappone all'accelerazione sociale, né costituisce una sua conseguenza secondaria disfunzionale, bensì rappresenta un elemento interno, un principio complementare del processo di accelerazione. A quanto sembra, più tale processo avanza, più questa tendenza alla cristallizzazione diviene opprimente.

3) Il rapporto tra movimento e irrigidimento nell'età moderna

Quanto è stato detto fin qui dimostra chiaramente l'insostenibilità dell'opinione ampiamente diffusa secondo la quale con l'avvento della modernità tutto è divenuto sempre più veloce. In realtà molte cose sono rimaste uguali, veloci o lente che siano, e altre hanno addirittura subito dei rallentamenti. Questa formula che viene comunque ripetuta in maniera quanto mai ostinata rispecchia una convinzione fondamentale dell'epoca moderna: quella di un ininterrotto spostamento di equilibrio tra impulsi all'irrigidimento e impulsi al movimento a favore di questi ultimi. Dopo aver individuato le forme di accelerazione e decelerazione sociale siamo ora nella condizione di precisare il loro rapporto reciproco e con esso la validità di quella convinzione.
A questo proposito sono ipotizzabili due diverse possibilità. La prima consiste nel fatto che le forze dell'irrigidimento e quelle del movimento, osservate in un arco di tempo consistente, risultino bilanciate, ossia che nelle strutture temporali della società siano egualmente presenti processi di accelerazione e di decelerazione senza che si possa stabilire una tendenza dominante di uno dei due sul lungo periodo. La seconda possibilità è invece che il movimento e l'accelerazione prendano il sopravvento. Una tale diagnosi sarebbe giustificata nel caso in cui gli elementi manifesti del rallentamento e dell'irrigidimento nei confronti delle forze di accelerazione si dimostrassero residuali o reattivi.
Voglio qui affermare che nella società moderna questa condizione è in effetti soddisfatta perché nessuno dei fenomeni di decelerazione fin qui esposti rappresenta una controtendenza di pari grado nei confronti della dinamica accelerativa della modernità: i fenomeni catalogati sotto le categorie a) e b) designano i limiti attuali (in retrocessione) dell'accelerazione sociale, ma non rappresentano in alcun modo una controforza. I rallentamenti descritti nella terza categoria rappresentano a loro volta le conseguenze dell'accelerazione e come tali sono ad essa riconducibili e perciò secondari. La resistenza ideologica contro l'accelerazione sociale descritta al punto d.1) rappresenta una reazione alla spinta all'accelerazione. A prescindere dal fatto che finora tale resistenza si è dimostrata infruttuosa, essa non rappresenta in ogni caso una forza sociale autonoma, anzi si può definire "parassitaria". I processi classificati nella categoria d.2) invece sono di importanza fondamentale per il processo di accelerazione stesso e vanno annoverati tra le condizioni che ne agevolano l'esistenza. Anch'essi non rappresentano dunque una controtendenza.
Soltanto i processi di irrigidimento culturale e strutturale compresi nella quinta categoria non possono essere interpretati nei termini di semplici fenomeni reattivi o residuali, e sembrano piuttosto costituire essi stessi un elemento fondamentale del processo di accelerazione e come tali inestricabilmente legati alla modernità. Abbiamo a che fare qui con il lato opposto e paradossale del processo di modernizzazione, e c'è da presumere che essi crescano o scompaiano insieme alle forze di accelerazione. La storia dell'età moderna rimane dunque una storia di accelerazione, anche se alla fine potrà sfociare in una condizione in cui non sarà più possibile distinguere tra cambiamento frenetico e stasi totale.  


 
inizio pagina
 
CCCS
Palazzo Strozzi