CCCS
Declining Democracy
       
 

Francis Alÿs
Michael Bielicky &
Kamila B. Richter

Buuuuuuuuu
Roger Cremers
Democracia
Juan Manuel Echavarría
Thomas Feuerstein
Thomas Hirschhorn
Thomas Kilpper
Lucy Kimbell
Cesare Pietroiusti
Artur Żmijewski

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Il catalogo della mostra รจ edito da Silvana Editoriale e propone schede sugli artisti in mostra e saggi dedicati al tema della mostra a cura dei seguenti autori:
 
 
Autori:

Michele Ciliberto
Piroschka Dossi
Axel Honneth
Franziska Nori
Peter Weibel

 
Michele Ciliberto

Il dispotismo democratico

Il carattere tecnicamente “dispotico” del nostro tempo storico – e con questo termine alludo alla particolare forma di “dispotismo democratico” che si è imposta in Italia dopo il 1994 – è reso evidente da una serie di elementi: il disprezzo della legge e il dominio dell’arbitrio; la subordinazione della politica all’amministrazione; l’attacco sistematico all’autonomia del potere giudiziario; la vera e propria lotta alla libertà di informazione; il rigetto del conflitto politico e sociale; il diffondersi, attraverso i media, di una immagine del paese illusoria, senza alcun rapporto con la realtà.
È un dispotismo democratico di tipo nuovo, che ha assunto tratti populistici e carismatici, anche in conseguenza del tramonto e della fine delle forme della politica di massa proprie del Novecento. Nella sua affermazione ha avuto un ruolo decisivo la lunga crisi della sinistra e, in modo specifico, la frantumazione sia di quello che si era soliti chiamare “popolo di sinistra” e delle sue caratteristiche strutture organizzative, sia delle classi sociali, nell’accezione classica del termine. Inoltre, strettamente connessa a questa crisi, nel suo successo ha certamente inciso la crisi della funzione e del significato della politica, con uno svuotamento sistematico delle assemblee legislative e un Parlamento ridotto alle dirette dipendenze del potere esecutivo, con una vera e propria mutazione genetica rispetto al ruolo che aveva svolto nella Prima Repubblica.
Tuttavia non si tratta solo del Parlamento: il nuovo dispotismo sta cercando di smantellare tutti i contrafforti politici, civili, culturali e anche religiosi che possono intralciare il suo dominio e, come si è già accennato, è un dispotismo di tipo nuovo rispetto ai modelli classici, basato su un largo consenso democraticamente acquisito, nel quale hanno avuto, e continuano ad avere, un peso determinante i mezzi di comunicazione di massa, a cominciare dalla televisione – soprattutto privata, ma anche quella pubblica – e dai “sensi comuni” che essa diffonde attraverso un lessico tipicamente dispotico nel quale si intrecciano, fino a confondersi, lemmi che esprimono, da un lato, sentimenti di pura violenza; dall’altro, una rugiadosa retorica dell’“amore”.
Soprattutto – e questo è un dato che appare chiaro proprio sul piano lessicale – è un dispotismo incomprensibile se non si tiene conto delle nuove forme di individualismo che si sono affermate negli ultimi anni a tutti i livelli, compreso il rapporto, spesso di tipo feticistico, con il corpo e con la dimensione della corporeità. In sintesi il nuovo dispotismo incarnato da Silvio Berlusconi è anzitutto il frutto della lunga crisi italiana; di qui bisogna perciò prendere le mosse, qualora se ne vogliano comprendere alcuni caratteri essenziali.

Estratto dal catalogo Declining Democracy edito da Silvana Editoriale.; presto online il testo completo.

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