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Reenactment, 2010-2011
Installation view at CCC Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze

Nei suoi progetti fotografici, Roger Cremers guarda alla cultura della memoria degli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale per come si configura nelle moderne società occidentali. La sua attenzione è rivolta in particolare alla tensione tra due estremi: l’organizzazione del tempo libero nella nostra epoca e le miserie provocate dalla guerra nel passato.
A interessarlo maggiormente sono soprattutto i sentimenti che gli individui rivelano nell’osservare o ricostruire degli eventi storici. Così nel 2008 ha documentato i visitatori del sito commemorativo dell’Auschwitz-Birkenau State Museum in Polonia, mostrando la paradossale condizione di coloro che visitano uno dei luoghi più tragici della storia recente, come una meta per trascorrere una giornata fuori casa.  
Per la serie Reenactment, Cremers si spinge oltre: non si limita a osservare persone che si recano sui luoghi in cui in passato sono stati perpetrati crimini della storia, ma dirige la macchina fotografica verso coloro che dedicano volutamente il loro tempo libero a ricostruirli con precisione. Cremers riflette sul tema del rapporto tra cittadini e storia collettiva ritraendo messe in scena di eventi storici avvenuti durante la Seconda Guerra Mondiale e rivissuti con la maggior autenticità possibile grazie a costumi d’epoca e azioni il più possibile realistici. Le persone non hanno vissuto i fatti del passato, ma rielaborano questi eventi drammatici in forme che l’occhio del fotografo ci mostra nella loro incongruenza e paradossalità.  
L’artista è affascinato dalla meticolosità con la quale i reenactors si pongono nel ruolo di soldati, infermieri o prigionieri. I gruppi di re-enactment si incontrano per definire insieme meticolosamente ogni dettaglio di personaggi, scene, dettagli avvenuti durante l’avvenimento storico generando un’intera subcultura. Da osservatore partecipe, Roger Cremers tenta di avvicinarsi al fenomeno e di comprendere cosa spinga queste persone a dedicare così tanto tempo a quest’attività, raccogliendo dati sul campo con un’attitudine quasi antropologica. In base alle sue esperienze con i re-enactor, l’artista esclude che si possa trattare di seguaci di gruppi politici di destra. Più che altro si tratta di un tentativo di rivivere il passato, spesso quello della propria nazione, per mezzo di un gioco delle parti, così da potersi avvicinare in modo più diretto a una storiografia altrimenti astratta.  
Il reenactment di eventi storici è diventato un fenomeno diffuso a livello internazionale, una prassi culturale che sembra rivelare un forte desiderio, se non addirittura una profonda necessità, di ricordare e rivivere avvenimenti del passato. Vissute sia come eventi ludici ma, da alcuni gruppi, anche con finalità ideologiche, tali reinterpretazioni tentano una rilettura della storia tramite la mimesi con singoli episodi e tramite un’esperienza svolta in prima persona e in collettivo che è allo stesso tempo fisica, sensoriale, emotiva e psicologica.   Nonostante gli sforzi dei re-enactors, Cremers registra con le sue fotografie la discrepanza tra la persona che vive nel tempo presente e il ruolo storico che interpreta sottolineando il carattere ambiguo di queste azioni.






serie / series
Reenactment, 2010-2011
C-print, Dibond
80 x 80 cm ognuna / each
Courtesy l’artista / the artist





Roger Cremers (1972, Bingelrade, NL). Dopo una formazione da ingegnere aeronautico, nel 1995 Roger Cremers ha cominciato lo studio della fotografia alla Koninklijke Academie van Beeldende Kunsten dell’Aia. Da tirocinante ha fatto fotografie per il quotidiano olandese “NRC Handelsblad” e ha assistito il ritrattista fotografico Sander Veeneman. Dal 1998 Cremers lavora come fotoreporter freelance per diversi quotidiani e periodici nazionali e internazionali. Hanno pubblicato sue fotografie “NRC Handelsblad”, “Sunday Times Magazine”, “El Pais”, “The Economist”, “The Guardian”, “Esquire”, “De Morgen”, “NRC Next” e “Intermediair”. Dal 2001, l’artistalavora su vari progetti personali in Europa centrale, Polonia, Ucraina, Romania e Bulgaria. I suoi ultimi viaggi sono stati in Cina e in Sudafrica per il suo progetto sulle miniere nel mondo. Ha vinto il first prize stories nella categoria Arts and Entertainment al World Press Photo nel 2009 con un reportage su Auschwitz.

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