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Declining Democracy
       
 

Francis Alÿs
Michael Bielicky &
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Democracia
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Il catalogo della mostra รจ edito da Silvana Editoriale e propone schede sugli artisti in mostra e saggi dedicati al tema della mostra a cura dei seguenti autori:
 
 
Autori:

Michele Ciliberto
Piroschka Dossi
Axel Honneth
Franziska Nori
Peter Weibel

 
Piroschka Dossi  
Democrazia, arte e la promessa di libertà


La promessa della libertà

La libertà è una delle promesse centrali della civiltà occidentale. Essa sta nell’essenza delle società democratiche, che si sono sviluppate in Europa come sintesi di due tradizioni etiche complementari: quella dell’uguaglianza e quella della libertà. Libertà significa libertà di scelta ed implica non solo l’esistenza oggettiva della scelta, come il pluralismo politico e le elezioni libere garantite dalle costituzioni democratiche, ma anche la capacità soggettiva di compiere un’autentica scelta. Significa libertà relativa dell’individuo rispetto alla società. John Stuart Mill, uno dei grandi filosofi ed economisti britannici del XIX secolo, difendeva la libertà dell’individuo come un caposaldo contro le minacce del conformismo, dell’omologazione e della tirannia, che fosse la tirannia politica di un potere statale autoritario o la pressione sociale della maggioranza.
Nel suo celebre Saggio sulla libertà (1859) egli afferma che “la libertà umana comprende, prima di tutto, la sfera della coscienza interiore, ed esige libertà di coscienza nel suo senso più ampio, libertà di pensiero e sentimento, assoluta libertà di opinione in tutti i campi, pratico o speculativo, scientifico, morale, o teologico”. Senza questo spirito di libertà di coscienza, di pensiero e di sentimenti, gli sviluppi storici che hanno condotto all’istituzionalizzazione della libertà nelle costituzioni democratiche potrebbero non avere mai avuto luogo. Vale anche l’inverso: la libertà istituzionalizzata può essere erosa, se  gli uomini perdono il loro spirito di libertà. È infatti all’interno dell’individuo che comincia la libertà.  

La libertà dell’arte
La libertà è anche la madre dell’arte o, come scrisse il poeta, filosofo e drammaturgo tedesco Friedrich Schiller “l’arte è una figlia della libertà” (in: Lettere sull’educazione estetica dell’uomo, 1795). Così non è stata una mera coincidenza che l’arte come libera espressione di un individuo creativo sia emersa dalla lotta europea per la libertà con il sorgere dei valori democratici e dei diritti civili. Non è stata una coincidenza neppure che il primo museo d’arte, il Louvre, abbia aperto le sue porte nel primo anniversario dell’incoronazione di Luigi XVI, invitando i cittadini in un luogo che prima era stato accessibile solo alla nobiltà.
L’evoluzione dell’artista da artigiano dipendente, sottoposto a Dio e agli ordini del suo principale, a libero creatore è inestricabilmente collegata a due grandi epoche di sviluppo della storia europea: il Rinascimento con i suoi ideali umanistici e l’Illuminismo con il suo individualismo secolare. Il Rinascimento rappresentò un rinnovamento culturale prodotto dagli ideali di libertà di pensiero, critica delle tradizioni, ricerca della verità, desiderio di educazione, ideali che aprirono la strada per l’emancipazione dell’individuo dalle tradizioni sociali, religiose e intellettuali, e per la liberazione dell’artista verso la sua unica creatività. Fu una conquista artistica che avviò il processo di affrancamento dell’artista dal dominio feudale: l’invenzione della prospettiva centrale da parte di Filippo Brunelleschi, che poneva l’osservatore per la prima volta nel centro di un mondo creato dall’artista stesso.

Estratto dal catalogo Declining Democracy edito da Silvana Editoriale; presto online il testo completo.


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