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Bocas de Ceniza / Mouths of Ash, 2003-04
Video
Courtesy l’artista / the artist
Installation view at CCC Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze
Photo: Martino Margheri

Juan Manuel Echavarria aveva fatto lo scrittore per trent’anni, quando ha capito che stava “affogando nelle parole” mentre la Colombia era dilaniata da violenti conflitti tra l’esercito, i guerriglieri e i paramilitari. Si è dedicato alla fotografia, cominciando ad esplorare la realtà politica del paese in cui è nato e le possibilità metaforiche delle immagini, puntando il suo obiettivo sui punti ciechi del tessuto sociale della Colombia.  
Nella sua opera, egli svela cinquant’anni di guerra civile in una società ufficialmente democratica. Decine di migliaia di persone nelle aree rurali sono state uccise nei massacri lungo la costa caraibica della Colombia, massacri perpetrati dai gruppi paramilitari o dai guerriglieri delle FARC, e milioni sono stati allontanati. Echevarria la chiama “la guerra que no hemos visto” (la guerra che non abbiamo visto), dato che la zona di guerra è stata ufficialmente ignorata nel centro della società.  
Usando la fotografia e i video come media artistici, Echavarria raccoglie le storie di quelli che rimangono inascoltati perché non hanno voce. Nel video Bocas de Ceniza, Echavarria dà loro una voce: sette contadini afro-colombiani raccontano le loro storie in canzoni radicate nella tradizione orale della regione colombiana del Pacifico, cantano quello che non riescono a esprimere parlando. Raccontano esperienze terrificanti e mettono in relazione le umiliazioni e le sofferenze individuali con storie di abbandono, di deportazione, di saccheggio e di uccisione di cittadini in Colombia. I semplici recitativi, composti dagli stessi cantori, sono più che meri canti: sono preghiere di redenzione per i traumi patiti.  
I primi piani del video di Echavarria non permettono alcuna presa di distanza. Per la durata di ciascun canto lo spettatore si trova davanti a un ritratto del cantante a pieno schermo, senza alcun elemento distraente. Per Echavarria “l’idea principale erano gli occhi come specchio dell’anima”, guardare questi volti, ascoltare il tono delle loro voci a volte monotone, a volte tremanti, mette lo spettatore direttamente di fronte alla nuda esistenza umana e alla sua violazione. Echavarria affronta le persone. Egli insiste: Guarda! Ascolta! Echevarria non si limita a mostrare, ci fa sentire. Lo fa senza cercare sensazionalismo, e senza esibire violenza.  
Il titolo Bocas de Ceniza si riferisce al nome dato a un punto di accesso al fiume Magdalena, attraverso cui l’esercito spagnolo entrò in Colombia durante un mercoledì delle Ceneri. La critica d’arte Ana Tiscornia afferma che “la penitenza e la risurrezione hanno segnato per sempre questo punto geografico. Oggi, la corrente del fiume Magdalena raccoglie e trascina via (takes and provides a way out) i corpi dei molti colombiani uccisi in questi interminabili episodi di violenza: colombiani che muoiono, e che non sono mai risorti”.  
Bocas de Ceniza
è, con le parole di Echevarria, “un viaggio nel male che ha contaminato l’anima della Colombia” nella vita quotidiana. È anche una riflessione sul potere delle parole per chi è stato violato e ridotto al silenzio dalla deliberata indifferenza della società.






Bocas de Ceniza / Mouths of Ash, 2003-04
Still da video / Video stills
5 canzoni / 5 songs
Courtesy l’artista / the artist

Juan Manuel Echavarría (1947, Medellín, Colombia; vive e lavora a Bogotà). Prima di operare come artista ha pubblicato due romanzi. Negli ultimi sedici anni i suoi lavori sono stati esposti alla Biennale di Venezia, alla biennale coreana di Kwangju, a Daros Latinamerica, Zurigo, al Museo di Arte Contemporanea Kiasma di Helsinki e all’Irish Museum of Modern Art di Dublino. Ha esposto in mostre personali alla Konsthall di Malmö (Svezia), alla Josée Bienvenu Gallery di New York e alla Galería Sextante, Bogotá. La sua prima mostra personale negli USA è stata organizzata dal North Dakota Museum of Art e si è spostata al Weatherspoon Museum of Art nel 2006 e al Santa Fè Art Institute nel 2007-2008. Nel 2011 alcune sue opere sono state esposte alla 15th Tallinn Print Triennial, al Center for Contemporary Art di Tel Aviv, alla Sammlung Goetz della Haus der Kunst di Monaco, al Museo de Antioquia a Medellín, al Museum of Latin American Art in Long Beach, California, alla Bienal Do Mercosul di Porto Alegre e al Mois de la Photo à Montreal. I suoi video sono stati proiettati in molti festival e mostre negli USA, Canada, Europa, Israele e Sudamerica, e recentemente anche al Jeu de Paume di Parigi e al MoMA di New York.

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