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Declining Democracy
       
 

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Installation view at CCC Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze
Photo: Martino Margheri

Il percorso artistico di Thomas Kilpper è caratterizzato da un forte impegno sociale e politico che si esprime tramite opere scultoree, disegni e installazioni spesso realizzati in luoghi pubblici. Il suo lavoro mira a sviluppare un dialogo sociale tra le persone nel quale egli inserisce voci, luoghi e storie umane spesso nascoste o escluse dalla centralità del dibattito pubblico.
L’intervento di Kilpper per la mostra “Declining Democracy” è costituito da opere che affrontano il tema della migrazione e documentano aspetti della propria esperienza a Lampedusa. Dal 2008 Kilpper porta avanti il progetto A Lighthouse for Lampedusa per il quale egli ha lavorato direttamente sull’isola, con l’obiettivo ultimo di creare un faro costruito in parte con i frammenti delle barche nelle quali i migranti sono giunti in questo luogo. Il faro è concepito come struttura realmente funzionante, capace di irradiare segnali luminosi di riferimento per la navigazione. Alla sua base si troverà una sorta di laboratorio d’arte, creato in collaborazione con architetti, artisti e gli stessi abitanti di Lampedusa, che andrà a ospitare concerti, incontri, conferenze e mostre.  
L’artista affronta il tema dell’immigrazione, focalizzandosi sul caso specifico dell’isola italiana che dista solo ottanta miglia marine dal continente africano, da cui ogni anno arrivano più di 20 mila rifugiati. La maggior parte di essi approda a bordo di piccole imbarcazioni sovraffollate oltre misura. Spesso il “viaggio della speranza” si trasforma in tragedia: le organizzazioni umanitarie stimano che un profugo su dieci muore durante il pericoloso attraversamento. In mostra Kilpper propone grandi stampe su stoffa, create ricalcando le incisioni da lui realizzate su pavimenti di edifici pubblici, in cui aveva rielaborato diverse immagini tratte dal mondo dei media: lo sbarco di migranti a Lampedusa, un’aggressione neo-nazista a Berlino nei confronti di persone asiatiche e un omaggio ai foto-collage di stampo politico dell’artista dadaista John Heartfield, in questo caso rappresentato come aggressore di Silvio Berlusconi. Nel video A Lighthouse for Lampedusa Kilpper documenta momenti della sua permanenza nell’isola siciliana, attraverso riprese degli sbarchi e della vita quotidiana, integrando il proprio progetto artistico con reali interviste ai migranti, alle autorità locali e ai cittadini di Lampedusa che assistono e partecipano a quello che è stato definito lo stato di emergenza dell’immigrazione. Nel disegno A Lighthouse for Lampedusa (Mapping Diary) l’artista crea una topografia dei luoghi che segnano l’isola: il porto, i negozi, la radio locale, la stazione di polizia, ma anche i punti di sbarco dei migranti, i campi di accoglienza, l’enorme colonna di fumo nero che racconta dell’incendio appiccato nel 2009 in un centro di identificazione ed espulsione, il cimitero delle barche, il luogo di stazionamento dei militari. Kilpper aggiunge alla descrizione dei luoghi anche frammenti di fatti, di conversazioni e di racconti creando una mappatura che lascia traccia della sua esperienza diretta.
Per i migranti Lampedusa è uno degli avamposti d’Europa, terra che significa promessa di vita migliore e salvezza dalla persecuzione politica o dalla povertà. Il vecchio continente si rivela, però, incapace di trovare possibili risposte nei nuovi equilibri geopolitici, economici ma soprattutto etici e umanitari. Come affrontare il tema della migrazione rappresenta per l’Europa di oggi una questione che coinvolge profondamente la propria identità: tra l’immagine di una “Fortezza Europa” e quella del multiculturalismo e della integrazione nell’ambito di un sistema democratico.


Installation view at CCC Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze
Photo: Martino Margheri


Installation view at CCC Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze
Photo: Martino Margheri


Installation view at CCC Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze
Photo: Martino Margheri


John Heartfield and Silvio Berlusconi, 2009
Incisione su linoleum stampata su stoffa
Lino cut, print on fabric
Collection Kadist Art Foundation
Courtesy Patrick Heide Contemporary Art, London

Thomas Kilpper (1956, Stoccarda, DE; vive e lavora a Berlino, DE) ha studiato alla Kunstakademie di Düsseldorf e alla Städelschule di Francoforte. Tra le sue personali recenti ricordiamo: nel 2010 “Punk statt Stasi!”, Galerie Christian Nagel, Colonia; “Anemonevej Surprises”, Tumult, Nakskov; nel 2009 “State of Control”, Neuer Berliner Kunstverein, Berlin, Galerie Olaf Stüber, Berlin; nel 2008 “A Lighthouse for Lampedusa”, Dispari & Dispari Project, Reggio Emilia. Tra le mostre collettive: nel 2011 “Speech Matters”, Padiglione Danese, Biennale di Venezia; “Encuentro de Medellín MDE11”, Medellín; “Philagrafika – The Graphic Unconscious”, Philadelphia, Fokus Lodz Biennial, Lodz; “Mediation”, Poznan Biennial; “Transient Spaces: The Tourist Syndrome”, NGBK – Neue Gesellschaft fur Bildende Kunst, Berlin e Fondazione Morra Greco, Napoli; “IABR” – la IV Biennale Internazionale di Architettura, Rotterdam; “Prison”, Bloomberg Space, Londra; “Momentum”, Nordic Biennial of Contemporary Art, Moss; “Critical Societies”, Badischer Kunstverein, Karlsruhe. Dal 2006 Kilpper gestisce lo spazio espositivo after the butcher di Berlino. Nel 2011 è ospite di Villa Romana a Firenze.

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