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Declining Democracy
       
 

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Democracia
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Il catalogo della mostra รจ edito da Silvana Editoriale e propone schede sugli artisti in mostra e saggi dedicati al tema della mostra a cura dei seguenti autori:
 
 
Autori:

Michele Ciliberto
Piroschka Dossi
Axel Honneth
Franziska Nori
Peter Weibel

 
Intervista a Peter Weibel, di Peter Ufried
("Die Tageszeitung", 29 Gennaio 2011)

Signor Weibel, ultimamente un numero crescente di cittadini tende a voler intervenire in politica. Questa tendenza non può essere imputata soltanto a una stazione ferroviaria sotterranea o a una proroga dei termini di funzionamento delle centrali nucleari. Da cosa dipende?
Gli enormi mutamenti nelle comunicazioni tecnologiche modificano anche i rapporti sociali e l'ordine politico. Questo riguarda anche le proteste di Stoccarda.
Che cosa succede in questo caso?
Il cittadino è cresciuto in un mondo tecnologico, che gli ha conferito un potere enorme sul suo ambiente e ha reso estremamente individualizzato il suo rapporto con ciò che lo circonda. Detto in termini più semplici: un tempo doveva aspettare che si levasse il sole, oggi può premere un interruttore in qualsiasi posto si trovi e la luce si accende. Non deve neppure più spostarsi per parlare con qualcuno; preme un pulsante e qualcuno risponde.
Per quanto riguarda la politica, hai voglia a premere...
È questo il problema. Nel mondo tecnologico, la gente è abituata a tempi di reazione stimolo-risposta tra i propri desideri e l'ambiente circostante estremamente brevi. Inoltre: con i nuovi media l'uomo si è fatto trasmettitore. Con i vecchi media, come la televisione e la radio, era solo ricevitore. Di conseguenza oggi abbiamo una democrazia di spettatori e ascoltatori, nella quale la volontà del popolo è diventata semplice consenso. Ogni quattro o cinque anni il popolo può andare a votare, e cioè applaudire o fischiare, parlando in termini di comunicazione, e con ciò il suo potere è finito.
Tuttavia?
Tuttavia il popolo ha compreso che coloro a cui delega il proprio potere non realizzano il programma promesso; e coloro che non sono stati rieletti continuano ad attuare il loro programma. Dunque l'esperienza del cittadino è che in tutti gli ambiti della vita c'è un bottone da premere che provoca una reazione e fa cambiare qualcosa; solo nella politica non succede nulla.
A cosa attribuisce questo fatto?
I nostri politici sono i discendenti di Lenin, che aveva detto: "L'apparato dello Stato deve essere permeato dall'apparato del partito." Anche nel mondo occidentale lo Stato è diventato preda dei partiti, come i partiti sono preda delle banche, come dimostra l'attuale crisi dell'economia finanziaria. Nella democrazia parlamentare non sono i cittadini a decidere, ma i partiti. Finora, solo la politica ha avuto il potere di "fare cose con le parole", parafrasando il titolo del libro di Austin, How to Do Things with Words, con il quale nel 1961 è stata avviata la svolta performativa.
Il cittadino ora vuole "fare cose" anche lui?
Esatto. Viviamo il passaggio dalla democrazia parlamentare a quella performativa. I cittadini desiderano spezzare il monopolio della casta dei partiti politici e avere parte al potere. Vogliono affermare in modo performativo la loro capacità di agire e di decidere, e cioè vogliono che alle parole e alle votazioni seguano dei fatti.


Estratto dal catalogo Declining Democracy edito da Silvana Editoriale; presto online il testo completo.


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