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Irene Miccinesi (classe IIIA, Liceo Michelangiolo, Firenze)
EARLY ONE MORNING WITH TIME TO WASTE di Michael Fliri
Un respiro, uno sguardo ed un respiro ancora.
L’abisso, il mare, il vuoto. L’universo, l’essere. Io, l’essenza, l’anima che goffamente cerca di galleggiare sul mare della vita a volte affondando a volte fluttuando leggera.
Il video di Michael Fliri è allo stesso tempo sublime e grottesco.
Una barca, la sua creazione. Una barca arancione.
Ed è il colore che colpisce in un primo momento, il forte contrasto fra l’ambiente circostante dalle sfumature cromatiche bianche ed azzurre e questa costruzione arancione.
Con questa contrapposizione la barca risalta sullo sfondo naturale, conquista il mare, sembra quasi dominarlo.
La scena ha il fascino del mito: l’uomo sfida il mare con le sue capacità, con la sua astuzia; lo vuole controllare, possedere.
Ma tutto è inutile. La barca è fatta di bottiglie vuote; prima o poi affonderà nelle profondità marine. La sua situazione è precaria. È fragile, instabile.
Sull’altro piano vediamo un mare calmo di un color lattiginoso.
È un mare invernale, totalmente privo di trasparenza. La barca sembra quasi scivolare su una lastra di ghiaccio. Il mare è una tavola impenetrabile.
Proprio con questa impossibilità di contatto il nostro artista si scontra.
Intraprende un viaggio che risulta difficoltoso, inutile. Ma è disposto a tutto per fare ciò. Così determinato da trasportare, faticando magari, la sua barca. Ribalta i ruoli, rovescia le situazioni. Vuole diventare il padrone di questa azione. Ma è tutto troppo complicato, quasi irrealizzabile.
Decide così di salire sulla barca e lasciarsi trasportare.
Risulta goffo, rompe la barca e cade pesantemente.
Il suo è un agire costruito, scenografico ma, allo stesso tempo, inadeguato. La sua inettitudine si manifesta una volta salito su questa barchetta. È solo e non riesce a stabilire un contatto con niente e nessuno.
È un bambino che gioca a vivere.
Emerge così la ricerca e la sperimentazione del vivere in un mondo che avvolge con la sua immobilità, impenetrabilità; un mondo che non offre alcun tipo di riscontro.
Quest’opera è l’esaltazione della più completa e assoluta inutilità.
L’artista assume così un atteggiamento provocatorio: nel momento in cui fa cose inutili riesce a provare piacere.
E questo, con molta forza espressiva, riesce a trasmetterci: una volta liberi dall’utile il piacere è raggiungibile nel disinteresse. Cerca invano, infatti, l’aiuto di qualcuno richiamando l’attenzione con dei fumogeni, ma attenderà senza alcuna risposta.
L’artista intraprende così, early one morning, sulla sua fragile barchetta un viaggio.
La sua partenza avviene perciò di mattina presto come lui stesso afferma.
Ma cosa può significare? Forse simboleggia la brama, la fretta, il desiderio irreprimibile di scoprire, conoscere e dunque di iniziare la sua esperienza.
O forse la mattina presto rappresenta il momento in cui siamo più propensi a riflettere, con mente lucida e libera sui nostri problemi, su noi stessi.
Parte, perciò, e trascina la sua barca fino ad un momento in cui decide di salire. Ha raggiunto la sua “meta” invisibile .Ma dove vuole arrivare?
Probabilmente il suo viaggiare è un viaggiare interiore, emblema della vita stessa: si cerca di giungere ad un determinato “punto” che in realtà non esiste. La vita è una continua ricerca, uno sforzo interminabile.
Risulta perciò tutto surreale, si cerca e non si giunge mai. Allo stesso modo fa il personaggio: non ottiene concreti risultati.
Pesca il pesce, ma una volta ottenuto lo getta nuovamente in acqua. È un assurdo rincorrere qualcosa di irraggiungibile, introvabile.
Indossa un salvagente come precauzione ma la scena, il luogo che l’artista descrive fa pensare a tutto tranne al fatto che l’oggetto possa rivelarsi di qualche utilità.
Bisogna anche tener conto delle origini trentine dell’artista; cresciuto in un luogo prettamente di montagna immortala nel suo filmato solo ed esclusivamente il mare. E questa distesa inesauribile, fuori da ogni sua quotidiana esperienza potrebbe rappresentare la vastità del mondo che c’è fuori, l’universo, l’infinito.
Naviga, dunque, in questo mondo with time to waste, avendo del tempo da perdere.
Avere tempo da perdere significa potersi dedicare a se stessi, significa inabissarsi nei meandri del proprio essere.
L’artista infatti si è addentrato nel mare del suo essere.
Il mare nel video sembra abbracciarlo, o meglio imprigionarlo. Così, egli si trova al centro di esso; fermo,immobile, solo con se stesso.
Decide di ancorarsi e di fermarsi. L’inettitudine, l’impossibilità di comunicazione con questo mondo simbolizzato dal mare sono perfettamente espresse dall’ancora che getta con l’ovvio scopo di stabilizzare la sua posizione.
Questa scena vela angoscia, ansia, confusione; l’ancora fatta anch’essa di bottiglie pare un uomo morto che inizialmente galleggia, poi, privo di vita e di vitalità inizia ad inabissarsi lentamente fino a scomparire nelle più remote profondità.
È l’ansia di vivere, di non riuscire a comunicare con l’esterno, nemmeno con se stessi e l’unica soluzione che sembra plausibile è affondare in noi, nell’oblio trascinandoci dietro tutti i nostri dubbi, i nostri pensieri, le nostre preoccupazioni, la nostra nullità.
Il suono del mare, di un mare piatto è dato da un rumore noioso che va in crescendo. L’idea che si percepisce è di progressivo estraniamento, di rabbia che aumenta: l’agire dell’artista non porta a nulla.
Come il suo personaggio l’artista ha operato cercando contatti con la realtà al di fuori, contatti che questo mondo non è capace, o forse non vuole dargli.
La sua arte è intesa come luogo della creatività, del momentaneo piacere e anche della ricerca.
L’arte è autoreferenziale, non lascia spazio a niente.
La sua opera si è rivelata così: inadatta, inutile, insomma nulla.
L’arte è waste of time.
Un respiro, uno sguardo, un respiro ancora e poi…e poi alla fine solo il vuoto.
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