Strozzina
Gerhard Richter
Lorenzo Banci
Marc Breslin
Antony Gormley
Roger Hiorns
Xie Nanxing
Scott Short
WolfgangTillmans
Home
English
About
Lectures
Catalogo
Educazione
______
James Bradburne
Franziska Nori
Benjamin H.D. Buchloh
Wolfgang Ullrich
______
 
Il Centro di Cultura Contemporanea Strozzina (CCCS)  



L’obiettivo cruciale della Fondazione Palazzo Strozzi è di rivitalizzare gli spazi pubblici del Palazzo, uno tra i più squisiti esempi fiorentini di architettura rinascimentale, trasformandolo in una meta culturale internazionale, stimolante e dinamica, aperta a visitatori di ogni età e interesse. In questi tre anni di attività, le mostre allestite negli splendidi spazi al primo piano del Palazzo hanno richiamato l’attenzione di un pubblico proveniente da tutto il mondo, che ha dimostrato di apprezzarne la qualità, il carattere innovativo e la varietà. Oggi, il cortile ospita un caffè, uno shop, una mostra permanente dedicata alla storia dell’edificio e un programma articolato di concerti, sfilate di moda e performances. Uno degli elementi chiave del progetto per Palazzo Strozzi è stato fin dall’inizio l’istituzione di un centro per la cultura contemporanea proprio qui, nel cuore di Firenze. Per questo, nel novembre del 2007, è stato creato il Centro di Cultura Contemporanea Strozzina (CCCS), una piattaforma aperta alla vasta gamma di approcci e pratiche che caratterizzano la produzione dell’arte e della cultura contemporanee.  

Il Centro è situato negli ambienti magnificamente restaurati al di sotto del cortile del Palazzo (noti come “La Strozzina”), gli stessi che tra la fine della seconda guerra mondiale e l’alluvione del 1966 ospitarono le più importanti mostre fiorentine di rilevanza internazionale. Il CCCS comprende undici sale di dimensioni diverse, per una superficie totale di circa 850 metri quadrati. Collocare l’arte contemporanea nella cornice architettonica rinascimentale di Palazzo Strozzi è una sfida che la Fondazione interpreta come stimolo ad allestire scenicamente ogni nuovo evento o progetto, alla costante ricerca di nuove possibilità  di comunicazione, presentazione e mediazione artistica.  

La mostra Gerhard Richter e la scomparsa dell'immagine nell'arte contemporanea propone dieci opere di Gerhard Richter, esemplificative dell’ampia varietà di stili adottati dall’artista: dal figurativismo sfocato dei  foto-dipinti e dalla pittura a campi di colore, all’astrattismo e ai monocromi. Le sue opere vengono poste a confronto con quelle di sette artisti contemporanei che concentrano ugualmente la propria attenzione sul tema del dissolvimento dell’immagine. Questi lavori sono uniti nella loro prossimità contestuale alla relazione distaccata di Richter con il motivo, che spesso l’artista arriva a negare completamente. Benché sostanzialmente fedele alla pittura come mezzo espressivo, Richter ne mette in discussione le possibilità, nell’ottica di quella “fine della pittura” decretata da Duchamp. Dal canto loro, gli artisti cui viene affiancato in mostra lottano con la difficoltà (e talvolta l’impossibilità) di fare affermazioni chiare sull’immagine. In una società basata sui media e sulla comunicazione qual è quella in cui viviamo gli artisti sono sommersi da una marea di immagini contro le quali devono combattere per trovare strategie alternative. Queste ultime comprendono installazioni, fotografie e oggetti nello spazio. La presente esposizione testimonia in modo nuovo l’impegno del CCC Strozzina nell’organizzazione di mostre a tema: gli artisti presenti utilizzano una gamma di approcci e mezzi espressivi diversi, eppure ciascuno di essi è in qualche modo in debito con Gerhard Richter ed esplora il concetto di distanza come mezzo atto a causare il dissolvimento e la mutazione dell’immagine.  

Lo stesso Richter commenta così il proprio lavoro: “Sfoco i miei quadri per fare in modo che tutto diventi uguale: ugualmente importante e ugualmente trascurabile. La sfocatura serve a far sì che tutte le parti dell’immagine si uniscano in qualche modo. La sfocatura mi serve anche, forse, per cancellare informazioni superflue, irrilevanti” (1). Molti anni prima, lo scrittore ceco Karl Capek aveva espresso un punto di vista simile parlando dell’importanza filosofica del confondere e dissolvere le distinzioni: “Quando sali in cima a una montagna vedi che tutto ciò sta sotto di te si fonde e si livella fino a diventare un’unica indistinta pianura. Anche le verità si confondono se viste da una certa altezza. Naturalmente l’uomo non vive e non può vivere sulla cima di una montagna […] ma di tanto in tanto può alzare lo sguardo alla montagna o al cielo e pensare che da quelle altezze le sue verità e tutte le altre cose esistono ancora e nulla gli è stato rubato; si è solo mescolato con qualcosa di più lontano, libero e sconfinato che non appartiene più soltanto a lui” (2).  

L’opera di Richter – e quella degli artisti che partecipano con lui a questa mostra – ci invita a riflettere sulla natura delle distinzioni che noi stessi operiamo, a mettere in discussione il nostro insistere sul rigore e sulla precisione, la nostra esigenza di spietata chiarezza. Oggi, in un mondo che ha dolorosamente bisogno di tolleranza e flessibilità – di una messa a fuoco più morbida, forse – i temi indagati nella mostra meritano tutta la nostra attenzione critica.

(1) Tratto da db-art.info “Gerhard Richter in the Collection of the Deutsche Bank”.
(2) Karl Capek, Pilate’s Creed (1920) in Apocryphal Tales, trad. ing. di Norma Comradova, Catbird Press, North Haven CT, 1997, p. 91.  

 
______
inizio pagina