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Roger Hiorns
Veduta delle opere in mostra
© Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, Firenze
Photo: Valentina Muscedra


Roger Hiorns
Untitled
, 2008
Ceramica, compressore, schiuma
65 x 20 x 20 cm
Courtesy Corvi-Mora, London
© Roger Hiorns  


Veduta dell’installazione, Corvi-Mora, London 2006
© Roger Hiorns  


Roger Hiorns
Veduta delle opere in mostra
© Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, Firenze
Photo: Valentina Muscedra

Anche per Gerhard Richter l’uso controllato della casualità svolge una funzione importante, come nel caso dei processi di dissolvimento delle campiture astratte di colore. Per entrambi gli artisti il caso è un mezzo per ridurre al minimo l’intervento creativo e decisionale dell’autore sulla composizione, al fine di perseguire un certo grado di libertà nella formazione delle opere che, come dichiara Richter, “rispondono completamente per se stesse”. Per questa ragione, entrambi evitano di evidenziare una cifra stilistica specifica e si sforzano di tenere la propria personalità il più possibile fuori dal loro lavoro.  “Sono molto interessato all’idea che l’opera d’arte esista esteticamente senza il mio intervento, e dal fatto di essere quasi sempre assente durante il processo della sua formazione” (Roger Hiorns).


Roger Hiorns
(Gran Bretagna, 1975)

Nei suoi oggetti e nelle sue installazioni Roger Hiorns applica il metodo della “casualità programmata”. Come scultore, l’artista opera principalmente con fenomeni come il fuoco, la cristallizzazione di elementi chimici liquidi (come il solfato di rame) o la formazione di massa schiumosa. Egli innesca processi reattivi, affidando in parte il risultato del suo lavoro a comportamenti organici non del tutto prevedibili, sfuggendo pertanto al tradizionale rapporto controllato fra lo scultore e la materia. Decisiva per Hiorns è la cessione della paternità dell’opera al processo che egli stesso ha messo in atto ma di cui non ha il controllo. Per il ciclo di opere Untitled, l’artista impiega una soluzione basica che, grazie a un compressore, cresce e si sviluppa, fuoriuscendo da diversi recipienti sotto forma di massa schiumosa compatta e soffice. La forma dei recipienti è predefinita e fissa; suscita associazioni diverse, dalla storia dell’arte – la Colonna infinita di Brancusi o i totem dell’arte africana – a forme varie della quotidianità, come motori, elementi meccanici o semplici vasi. La schiuma, invece, dotata di un ampio potenziale semantico, che va dal morbido e delicato al minaccioso e corrosivo, genera forme sempre nuove ed effimere, che esistono solo per un breve istante.

 
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