In modo simile a Gerhard Richter, del quale condivide il motto – spesso citato – della “mancanza di stile come principio stilistico”, anche per Tillmans opere figurative e opere astratte sono poste sullo stesso livello in una sorta di rapporto di equivalenza. Il suo lavoro non si fonda tanto sul contenuto, sul referente della fotografia, bensì sul modo in cui un motivo è raffigurato: una sperimentazione sulle possibilità di rappresentare il mondo attraverso un’immagine fotografica. Come Richter esplora e amplia costantemente i confini della pittura, così Tillmans è impegnato in un indagine sui limiti e le possibilità della fotografia.
Il ricorrente confronto con la fisicità della superficie fotografica (inkjet, offset, copie, ritagli presi da riviste), l’osservazione rigorosa della luce e l’attenzione per le forme astratte scoperte nella vita quotidiana spingono Tillmans a creare opere sempre più compiutamente astratte, come Blushes, Mental Pictures e Freischwimmer, immagini totalmente create nella camera oscura, senza l’ausilio della macchina fotografica. Usando la luce per agire direttamente sulla superficie chimica della carta, l’artista riconduce il lavoro del fotografo alle proprie basi, quasi ricercando l’essenza stessa della fotografia, che seguendo l’etimologia greca significa appunto “scrivere con la luce”. Tillmans lavora direttamente sulla superficie della carta fotografica e crea immagini che non rimandano più ad alcuna realtà se non alla propria, con effetti di palpabile fisicità e delicatezza. Queste immagini si pongono come ibridi tra i confini prestabiliti del mezzo pittorico e di quello fotografico.







