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Wolfgang Tillmans
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Wolfgang Tillmans
Freischwimmer 25
, 2003
C-Print
182 x 243 cm
Courtesy l’artista / the artist
BESart / Coleção Banco Espirito Santo, Lisboa


Wolfgang Tillmans
Freischwimmer 42, 2004
C-Print
170,4 x 227 cm
Courtesy Collezione Nunzia e Vittorio Gaddi


Wolfgang Tillmans
Veduta delle opere in mostra
© Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, Firenze
Photo: Valentina Muscedra

In modo simile a Gerhard Richter, del quale condivide il motto – spesso citato – della “mancanza di stile come principio stilistico”, anche per Tillmans opere figurative e opere astratte sono poste sullo stesso livello in una sorta di rapporto di equivalenza. Il suo lavoro non si fonda tanto sul contenuto, sul referente della fotografia, bensì sul modo in cui un motivo è raffigurato: una sperimentazione sulle possibilità di rappresentare il mondo attraverso un’immagine fotografica. Come Richter esplora e amplia costantemente i confini della pittura, così Tillmans è impegnato in un indagine sui limiti e le possibilità della fotografia.  
Il ricorrente confronto con la fisicità della superficie fotografica (inkjet, offset, copie, ritagli presi da riviste), l’osservazione rigorosa della luce e l’attenzione per le forme astratte scoperte nella vita quotidiana spingono Tillmans a creare opere sempre più compiutamente astratte, come Blushes, Mental Pictures e Freischwimmer, immagini totalmente create nella camera oscura, senza l’ausilio della macchina fotografica. Usando la luce per agire direttamente sulla superficie chimica della carta, l’artista riconduce il lavoro del fotografo alle proprie basi, quasi ricercando l’essenza stessa della fotografia, che seguendo l’etimologia greca significa appunto “scrivere con la luce”. Tillmans lavora direttamente sulla superficie della carta fotografica e crea immagini che non rimandano più ad alcuna realtà se non alla propria, con effetti di palpabile fisicità e delicatezza. Queste immagini  si pongono come ibridi tra i confini prestabiliti del mezzo pittorico e di quello fotografico.


Wolfgang Tillmans
Freischwimmer 25, 2003
© Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, Firenze
Photo: Valentina Muscedra


Wolfgang Tillmans
Freischwimmer 42, 2004
© Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, Firenze
Photo: Valentina Muscedra


Wolfgang Tillmans
(Germania, 1968)

Negli ultimi decenni nessuno come Wolfgang Tillmans ha contribuito in modo tanto efficace a una nuova definizione della fotografia artistica. Se all’inizio della carriera Tillmans ha concentrato la propria ricerca visiva su temi e soggetti privati, fornendo tuttavia delle immagini che offrono una panoramica della cultura giovanile degli anni Novanta, ben presto il suo lavoro ha assunto una dimensione che potremmo definire enciclopedica rivolgendo la propria attenzione a tematiche molto diverse tra loro, affrontate sempre con la stessa intensità. Lo stile di Tillmans – a differenza di quello dei seguaci della scuola dei Becher, sfugge a ogni tipo di classificazione univoca: la creazione di ritratti,  paesaggi, costellazioni notturne, viene arricchita anche da ritagli di  giornali, nature morte e immagini tratte dalla vita quotidiana. Lo sguardo di Tillmans è irrequieto: arriva all’universale sempre partendo da dettagli banali o marginali (come un paio di calze messe ad asciugare su una stufa) e adotta come strategia di costruzione dell’immagine una continua messa in gioco di diversi punti di vista. Visioni ravvicinate e insolite di dettagli comuni portano ad una messa in discussione della naturale gerarchia di cui un’immagine è solitamente dotata. Il titolo di una sua mostra del 2003 alla Tate Britain di Londra sembra fornire un perfetta sintesi della sua intenzionalità artistica: "If one thing matters, everything matters".

 
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