Virtual Identities
Palazzo Strozzi
  Strozzina
       
         

 

 


Immersion, 2008
Video still
Victoria Crowe playing Grand Theft Auto 4, 2008
Courtesy l'artista / the artist


Immersion, 2008
Video still
Jessica Hardy playing Tekken: Dark Resurrection, 2008
Courtesy l'artista / the artist


Installation view at CCC Strozzina, Firenze
Photo: Martino Margheri



Robbie Cooper (1969, Londra, UK; vive e lavora tra Londra e New York, USA) è un fotografo e videartista interessato al problema dell'identità e dei media. Cresciuto tra il Kenia e il Regno Unito, ha conseguito i suoi studi in media production presso il Bournemouth College of Art. Cooper ha vinto la Ian Parry Scholarship dedicata a giovani fotogiornalisti per il suo lavoro sulla fame e la guerra civile in Somalia. Per i successivi quattordici anni ha lavorato per riviste di tutto il mondo tra cui "The Sunday Times Magazine", "Libération", "Esquire", "The New York Times Magazine", "L'Espresso", "El Pais", "The Telegraph", "The Independent" e "Le Monde". Nel 2002 Cooper ha iniziato a lavorare a Alter Ego, progetto fotografico a lungo termine i cui diversi esiti sono stati esposti in città come Londra, Parigi, Stoccolma, Amsterdam, Berlino, New York e Los Angeles. Alter Ego è stato pubblicato come libro nel 2007, edito da Chris Boot Ltd. Nel 2007 Cooper ha lasciato definitivamente il fotogiornalismo a favore del video e di lavori fotografici di grande formato, portando avanti in particolare l'uso della tecnica video ad alta risoluzione per la contemporanea produzione di video e immagini statiche.

Robbie Cooper si confronta con il rapporto e il coinvolgimento emotivo dell'individuo nella fruizione di contenuti visivi che la sfera digitale mette a disposizione. Nell'opera Immersion, Cooper si sofferma sulle forti emozioni che si manifestano sui volti di ragazzi che giocano al computer o vedono un filmato.
Nella comunicazione reale tra due persone, mimica e gestualità si formano direttamente nella reciproca interazione. Nel video di Cooper, invece, le espressioni sui volti non si relazionano a un interlocutore umano. L'artista ha utilizzato una particolare tecnica con la quale la macchina da presa è incorporata nel monitor su cui scorrono le immagini da cui sono attratti gli sguardi dei protagonisti dell'opera. Il punto di vista dell'osservatore, quindi, si trova a fare i conti con una irritante prospettiva frontale, faccia a faccia con i ragazzi che giocano, il cui sguardo si fissa sullo schermo di fatto ignorando l'osservatore. Nella scienza che studia l'uso e la teoria dei nuovi media, il termine "immersione" indica la fusione mentale tra l'osservatore e uno spazio virtuale. Nei mondi digitali interattivi la distinzione tra realtà e rappresentazione tende ad annullarsi, portando gli utenti a una profonda identificazione psicologica ed emotiva. L'opera di Cooper crea un doppio feedback: il giocatore reagisce intensamente alle immagini che vede sullo schermo, mentre noi - gli osservatori - reagiamo con i nostri sentimenti alla loro mimica carica di emozioni che, a sua volta, non è altro che un'immagine su uno schermo.

    EVAN BADEN
CHRISTOPHER BAKER
NATALIE BOOKCHIN
ROBBIE COOPER
etoy.CORPORATION
NICHOLAS FELTON
LES LIENS INVISIBLES
CHRIS OAKLEY
SOCIABLE MEDIA GROUP

MICHAEL WOLF
Special project: I AM NEDA
Special project: ME 2.0


         
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