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Beate Gütschow (Germania, 1970)
Le opere di Beate Gütschow appartenenti al ciclo S (Stadt, città) sono fotografie in bianco e nero di architetture e di paesaggi urbani, di luoghi che a volte recano tracce di devastazione o che appaiono parzialmente incompiuti. L’allarmante, assoluta staticità degli scenari, in cui non è visibile alcuna traccia di vita, provoca nell’osservatore un senso di oppressione. È un’atmosfera sospesa, rarefatta, quasi apocalittica quella che regna su queste immagini, un’atmosfera che conosciamo dai reportage fotografici realizzati in zone di guerra. S#14, 2005 S#10, 2005 Vedute dell’allestimento in mostra © Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, Firenze; Valentina Muscedra
Singole strutture architettoniche e singole porzioni dei luoghi ritratti risultano familiari all’osservatore, tuttavia l’insolita combinazione dell’insieme rende impossibile contestualizzarle in una realtà geografica vera o in un tempo preciso. Anche l’agibilità dei singoli edifici appare incerta. Rimane l’impressione di avere a che fare con i relitti architettonici di un’utopia fallita.
Le opere di Beate Gütschow mostrano letteralmente dei “non luoghi”. Quello che vediamo non è il risultato di un’indagine documentaria sulla città; piuttosto, l’artista ci propone una sua personale visione dell’ambiente urbano. Queste immagini sono il risultato di un lungo lavoro di elaborazione digitale delle fotografie di varie città, assemblate a formare una nuova veduta unitaria. Nei suoi collage digitali, Beate Gütschow costruisce delle scene urbane a partire da un’insieme eterogeneo di soggetti da lei stessa fotografati, da motivi prelevati da libri o da immagini d’archivio. Nella composizione degli elementi, l’artista si mantiene vicina alle linee direttive della pittura classica di vedute urbane; essa stessa dichiara che “basta seguire due o tre di queste norme affinché le fotografie ci sembrino quadri, in quanto la nostra percezione è stata formata in questo senso”. Le fotografie della Gütschow mostrano paesaggi urbani in realtà inesistenti: il suo lavoro diviene simile a quello di un pittore di paesaggio, che parte dall’osservazione della realtà ma che nel proprio studio giunge all’opera finale arrivando ad una sintesi tra realtà e memoria. Ecco come l’artista descrive il suo intento: “A me interessa lavorare sulla differenza tra la realtà e la rappresentazione. Ciò che vediamo in una fotografia somiglia molto a ciò che si trovava davanti all’obiettivo della macchina fotografica; tuttavia c’è sempre una differenza enorme, anche se sfugge alla nostra percezione. Io vorrei mettere in luce questa differenza”. S#10, 2005 Light Jet Print, Dibond 180 x 267 cm Courtesy Berlinische Galerie – Landesmuseum für Moderne Kunst, Fotografie und Architektur © 2008 VG Bildkunst, Beate Gütschow S#14, 2005 Light Jet Print, Dibond 180 x 267 cm Courtesy Barbara Gross Galerie, Munich © 2008 VG Bildkunst, Beate Gütschow | ||
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