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Theatre II, 2008
serie “Museum of Nature”
C-print / Diasec
125 x 190 cm
Courtesy l’artista; DZ Bank Kunstsammlung
© Ilkka Halso


Theatre II, 2008
Veduta dell'allestimento in sala
© Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, Firenze; Valentina Muscedra

Con la serie Museum of Nature, l’artista finlandese Ilkka Halso, che lavora nel campo della fotografia e dell’installazione, ci mostra un’immagine tutt’altro che pura e incontaminata – ma così spesso apprezzata – della natura. I suoi lavori ci presentano piuttosto una natura strappata all’ambiente da cui proviene. Il titolo della serie rimanda chiaramente a una natura isolata dal suo contesto, una natura che deve essere coltivata e addirittura conservata, proprio come un’opera d’arte all’interno di un museo. Le immagini pongono davanti allo sguardo dell’osservatore una realtà completamente innaturale, nuova e mai vista prima, una realtà elaborata in modo digitale, che Halso ottiene assemblando insieme fotografie di paesaggi e modelli 3D generati al computer.
È l’artista stesso a dichiarare le valutazioni ambientaliste che stanno alla base del suo lavoro: le sue imponenti costruzioni hanno lo scopo di difendere la natura dall’inquinamento. O meglio, per Halso tali costruzioni dovrebbero proteggere in generale la natura dall’intervento umano: “Questo progetto scaturisce da una visione pessimistica di ciò che sta accadendo sulla terra. Guardo al futuro e non trovo motivo per esserne contento. Considero i miei lavori come una sorta di pamphlet visivi, piuttosto che come immagini dotate di un valore estetico”,  ha dichiarato lui stesso a proposito del suo immaginifico progetto.
Le opere dell’artista vanno così a costituire un commento critico al bisogno umano di dominare la natura e l’ambiente. Forse possono davvero essere intese come una visione futuristica, con la quale l’artista ci anticipa lo scenario in cui potremmo vivere nel prossimo futuro, se continueremo a intervenire sulla natura come facciamo oggi. In questo caso, secondo Ilkka Halso soltanto dentro un museo potremo godere della vista di un albero.

Ilkka Halso (Finlandia, 1965)

Al centro di una piazza asfaltata e lastricata sorge un albero possente, verde e ricco di rami, circondato da alcune panchine. La scena è ambientata in un locale chiuso, rischiarato da un’apertura circolare praticata sul soffitto. Come in un’immagine pubblicitaria, la luce investe l’albero. L’osservatore non prova quella particolare sensazione di malinconia che è spesso collegata alla contemplazione di un sublime fenomeno naturale; l’albero, pur carico in sé di valori simbolici, sorge in un ambiente costruito, innaturale. Forse la fotografia ci mostra un ambiente artificiale, come il set di un film di fantascienza? Oppure si tratta di una visione futuristica, la visione di una natura che deve essere mantenuta in vita in modo artificiale, tramite l’intervento umano?

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