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    James Bradburne
Franziska Nori
Elena Esposito
Maria Janina Vitale
Harald Welzer
James der Derian
     
   
Il Centro di Cultura Contemporanea Strozzina  

L’obiettivo primario della Fondazione Palazzo Strozzi è di rivitalizzare gli spazi pubblici del Palazzo, uno tra i più squisiti esempi fiorentini di architettura rinascimentale, trasformandolo in una meta culturale stimolante, dinamica e di respiro internazionale, aperta a visitatori di ogni età e interesse. Le mostre allestite negli imponenti spazi al primo piano del Palazzo hanno già attratto un vasto pubblico proveniente da tutto il mondo. Oggi, il cortile ospita un caffè, uno shop, una mostra permanente dedicata alla storia dell’edificio e un programma articolato di concerti, sfilate di moda e performances. Uno degli elementi chiave del progetto per Palazzo Strozzi è stato fin dall’inizio l’istituzione di un centro per la cultura contemporanea proprio qui, nel cuore di Firenze. Per questo è stato creato il Centro di Cultura Contemporanea Strozzina (CCCS), una piattaforma aperta alla vasta gamma di approcci e pratiche che caratterizzano la produzione di arte e cultura contemporanee.  

Il Centro è situato negli ambienti splendidamente restaurati al di sotto del cortile del Palazzo (noti come “La Strozzina”), gli stessi che tra la fine della seconda guerra mondiale e l’alluvione del 1966 ospitarono le più importanti mostre fiorentine di rilevanza internazionale. Il CCCS comprende dodici sale di dimensioni diverse, per una superficie totale di circa 850 metri quadrati. L’assenza di luce naturale dà ai curatori la libertà di interpretare lo spazio in modi nuovi e stimolanti, permettendo loro di modellare l’ambiente in modo da rispondere alle esigenze di ogni nuovo progetto. Collocare l’arte contemporanea nella cornice architettonica rinascimentale di Palazzo Strozzi pone una sfida che la Fondazione interpreta come stimolo ad allestire scenicamente ogni nuovo evento o progetto, alla costante ricerca di nuove possibilità  di comunicazione, presentazione e mediazione artistica.  

La filosofia idealista ha una lunga storia. Nel 1927 Alfred North Whitehead notava che “tutta la storia della filosofia occidentale non è che una serie di note a margine su Platone”, e certamente il filosofo greco fu tra i primi a suggerire che il mondo che vediamo non è la “realtà” ma, metaforicamente, solo un insieme di ombre tremolanti riflesse sul muro di una caverna. Nel 1781 Immanuel Kant spinge ancora più avanti la logica dell’idealismo: “… rimuovendo il soggetto pensante, l’intero mondo corporeo deve scomparire all’istante poiché esso non è altro che apparenza fenomenica nella percezione di noi stessi come soggetti e un modo o una specie di rappresentazione”.  

La presente mostra affronta tematiche di rilevanza fondamentale nella cultura contemporanea: concentrandosi sul senso della parola “realtà” nel contesto dell’arte contemporanea, esplora i diversi modi di rappresentare il mondo mettendo in luce l’ambiguità del confine tra reale e verosimile, tangibile e apparente, presente e passato. Abbiamo già assistito al riaffacciarsi di un paradigma neoidealista secondo il quale il cosiddetto mondo reale non esiste come categoria indipendente, ma solo in quanto proiezione o costruzione dell’individuo. Le nostre azioni e i nostri convincimenti sarebbero dunque basati su questa “realtà”. E se fotografia e video arte hanno la capacità di documentare fedelmente il reale, possono in egual misura contraffarlo.  

L’esposizione presenta le opere di 23 artisti internazionali, tra cui Thomas Demand, Elena Dorfman, Andreas Gursky, Ilkka Halso, Rosemary Laing, Gwon Osang, Cindy Sherman e Paolo Ventura. Tutti usano la fotografia e la video arte per manipolare la nostra percezione del mondo visibile e creare nuovi modelli di realtà.  

Oggi, la crescente diffusione della tecnologia digitale e l’enorme quantità di immagini disseminate dai mass media e da Internet hanno fatto crescere questa ambiguità, spingendo al limite la tensione tra apparenza e realtà ed esigendo che lo spettatore assuma un ruolo attivo nel definire reale ciò che vede. L’osservazione del mondo non è più un atto di fede, è un atto di volontà, anche per questo i temi indagati nella mostra “Realtà manipolate/Manipulating Reality” meritano tutta la nostra attenzione critica.

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Palazzo Strozzi
 

Artisti
Olivo Barbieri (IT)
Sonja Braas (DE)
Adam Broomberg &
Oliver Chanarin
(ZA/UK)
Gregory Crewdson (USA)
Thomas Demand (DE)
Elena Dorfman (USA)
Christiane Feser (DE)
Andreas Gefeller (DE)
Andreas Gursky (DE)
Beate Gütschow (DE)
Osang Gwon (KR)
Tatjana Hallbaum (DE)
Ilkka Halso (FI)
Robin Hewlett &
Ben Kinsley
(USA)
Rosemary Laing (AU)
Aernout Mik (NL)
Saskia Olde Wolbers (NL)
Sarah Pickering (UK)
Moira Ricci (IT)
Cindy Sherman (USA)
Cody Trepte (USA)
Paolo Ventura (IT)
Melanie Wiora (DE)