Palazzo Strozzi
Autori:
 
Michael Clegg and Martin Guttmann
Stephen Duncombe
Peter Funnell
Franziska Nori
 
Ritratti del potere

"Ritratti del potere. Volti e meccanismi dell'autorità" si propone come un'analisi dei principi della rappresentazione del potere nell'arte contemporanea. La tradizionale definizione socio-politica del potere, inteso come esercizio di un'influenza o come capacità di condizionare il comportamento di altre persone, non riesce a rendere ragione della complessità e delle diverse (anche nascoste) forme di potere presenti nella nostra società.
Nell'epoca attuale, il ruolo e l'influenza delle immagini nel mondo della politica, dell'economia e della società in generale sono cresciuti a tal punto da far emergere in modo forte il loro valore non solo di raffigurazione ma anche di affermazione e costruzione del potere. È spesso tramite un'immagine che un uomo politico fonda la propria fortuna o segna la propria disgrazia politica; è sulla base di una campagna pubblicitaria ben congegnata che un'impresa costruisce il proprio successo commerciale; sono spesso immagini televisive o del mondo dell'informazione che una società prende come propri modelli di riferimento. Le opere in mostra testimoniano le strategie di autoreferenzialità del potere, ma anche i diversi approcci adottati da artisti che decostruiscono o mettono in crisi le immagini rappresentative del potere sociale, economico o politico, in grado di affermare una leadership ma anche di metterne in crisi l'autorità.

Punto di partenza nell'ideazione della mostra è stato il confronto con l'esposizione che si svolge parallelamente a Palazzo Strozzi: "Bronzino. Pittore e poeta alla corte dei Medici". Nell'ambito della sua vasta e complessa produzione, l'artista rinascimentale è celebre anche per i ritratti dei potenti del suo tempo, soprattutto dei suoi mecenati, la famiglia Medici, che egli effigiò in pose classiche, con abiti e gioielli di rappresentanza. Tra l'osservatore e i personaggi ritratti il pittore crea una deliberata distanza, volta a suscitare rispetto e reverenza per il loro rango: i dipinti non sono fatti perché l'osservatore si identifichi con i soggetti raffigurati, esponenti della nobiltà fiorentina del XVI secolo, ma sono funzionali alla legittimazione del loro ruolo. I personaggi ritratti non sono effigiati solo in quanto individui ma come vera e propria incarnazione del potere, rappresentanti fisici dell'autorità. Bronzino dà forma artistica alla rappresentazione di sé dei potenti del suo tempo e alla loro propaganda politica, nelle forme di un'arte di cui la famiglia Medici è stata celebre esempio di utilizzo anche a fini politici. Questo riferimento storico offre lo spunto per una riflessione sulla rappresentazione del potere oggi, nella società dei media e della comunicazione, dove determinante è l'ambivalenza del rapporto fra artista, soggetto ritratto e osservatore. Storicamente, l'artista era al servizio di un potente con il compito di realizzare per lui, con finalità diverse, ritratti di rappresentanza i cui requisiti principali erano spesso l'esaltazione e l'affermazione del personaggio protagonista. Per i potenti di oggi non è più fondamentale essere ritratti da un artista; al suo posto ci sono esperti di pubbliche relazioni, spin doctors e uffici stampa altamente specializzati che elaborano campagne mirate per i diversi canali di comunicazione. La reputazione pubblica di un singolo individuo, di un ente o di una società è talmente fondamentale nel settore della comunicazione da essere sempre accuratamente costruita in funzione delle reazioni dell'opinione pubblica con cui si pone in confronto. Questo vale tanto per i politici quanto per imprese e istituzioni, la cui presenza nei media è tenuta costantemente sotto controllo e aggiornata o modificata in tempo reale sulla base di ininterrotti sondaggi d'opinione. Il ritratto artistico si è così separato dall'immagine strategicamente costruita. Da una parte, la rappresentazione autoreferenziale del potere ha assunto forme più sottili e complesse, dall'altra il ruolo dell'artista ha cambiato la sua collocazione all'interno della società. Il punto di vista di un artista diviene interessante non tanto per la definizione della strategia di costruzione di un'immagine pubblica da parte di un soggetto che a lui commissiona, ad esempio, un ritratto, ma per la sua capacità di gettare un nuovo sguardo sulla realtà, tentando di cogliere i meccanismi e le dinamiche della rappresentazione del potere e riflettendo in che modo questo sia in relazione con la società stessa.

Ancora oggi sono attuali le domande che hanno connotato storicamente il binomio arte/potere: che cos'è realmente il potere? dove si manifesta e come viene rappresentato? Questi interrogativi corrispondono al problema generale che impegna mezzi di comunicazione visiva ed espressione artistica: come tradurre in immagini le complesse informazioni e relazioni che caratterizzano il mondo globalizzato e interconnesso. Nella moderna società occidentale democratica, il potere non è più solo prerogativa di singoli individui o famiglie, ma è distribuito in sistemi complessi e organismi politici ed economici che si condizionano reciprocamente. Di conseguenza, oggi il rapporto dell'artista con la rappresentazione del potere è profondamente ambivalente e differenziato. Certamente esiste ancora il lavoro su commissione, ma la libera arte si sente soprattutto impegnata in un discorso criticamente autonomo, a livello produttivo e concettuale. In primo piano stanno lo sguardo dell'artista e la sua personale posizione nei confronti di un soggetto; l'autore concepisce l'opera attraverso una visione propria ma con la consapevolezza di posizioni artistiche e scelte iconografiche che gli sono precedenti. L'artista oggi spesso utilizza la citazione come tecnica culturale: si appropria di linguaggi e forme già utilizzati, a sua volta mettendo a disposizione il proprio lavoro come elemento di partenza per riflessioni successive. "Riciclando" forme e simboli preesistenti, si pone in dialogo con una rete di significati già definiti. Come teorizzato da Nicolas Bourriaud nel suo celebre Postproduction. Come l'arte riprogramma il mondo (Postmedia Books, Milano 2004), scopo dell'artista di oggi non è inventare nuove forme sulla base di nuovi materiali ma lavorare con elementi già esistenti all'interno del circuito culturale, creando una rete di significati che giocano tra passato, presente e futuro e che pongono al centro il pubblico nel suo ruolo di ricettore e interprete di tali contenuti.

Nell'era della comunicazione e delle reti digitali l'opera d'arte non costituisce più un punto d'arrivo e non può essere intesa come leggibile iconograficamente in modo univoco, ma rappresenta uno dei diversi elementi che, nella loro totalità, costruiscono il processo culturale moderno, sempre più fluttuante e sempre meno statico e puntuale. Le opere presentate in "Ritratti del potere" danno testimonianza di questa attitudine. Ciò che la mostra propone, quasi come una sfida, è riconoscere e rilevare le diverse possibilità di raffigurare il potere tramite posizioni artistiche diverse tra loro ma accomunate da un dialogo con la lunga tradizione che hanno alle spalle. Ritrarre il potere non significa soltanto testimoniarne l'esistenza, ma anche decostruirlo per rivelarne l'essenza meno evidente, svelare i suoi meccanismi nascosti e distruggere la sua forma apparente.

La prima sezione della mostra è basata su un'analisi delle immagini dei politici di oggi, costruite per una diffusione mediatica e quindi dirette verso un pubblico più vasto possibile. Il ritratto classico di Margaret Thatcher realizzato da Helmut Newton si pone come esempio di costruzione di una ferma e forte immagine iconica, che tenta di cogliere il carattere della famigerata lady di ferro. In una posizione opposta, la serie fotografica di taglio documentaristico di Nick Danziger su Tony Blair rappresenta il successore della signora Thatcher come persona disponibile e umana, senza alcuna posa prestabilita. Annie Leibovitz fotografa invece la regina Elisabetta II richiamandosi alla classica iconografia della regalità ed esaltando l'utilizzo di elementi simbolici come la corona o i ricchi abiti di rappresentanza; segna così una cesura nella presentazione, solitamente piuttosto moderna e non troppo formale, della famiglia reale inglese. Restando ancora nell'ambito della rappresentazione e dell'analisi dei meccanismi della politica ufficiale, il compositore Fabio Cifariello Ciardi compie una trascrizione strumentale delle inflessioni e dei ritmi della voce parlata in celebri e importanti discorsi di noti leader politici, evidenziando la cura delle strategie retoriche per la persuasione degli elettori. Hiroshi Sugimoto si spinge oltre, concentrandosi sul puro valore iconico di fondamentali e popolari personalità politiche. Rinunciando alla rappresentazione della persona reale, ne fotografa solo l'effigie in forma di statua di cera.

Altra sezione tematica della mostra è costituita dalle opere di Martin Parr, Daniela Rossell e Tina Barney che si confrontano con la rappresentazione e la messa in scena degli esponenti dell'alta società internazionale. Se Rossell e Parr caricano le proprie immagini di colori, oggetti e situazioni che producono una reazione di contrapposizione (e non di riverenza) da parte del pubblico, l'opera della newyorkese Barney ci fornisce invece immagini di famiglie alto borghesi in cui sono esaltate eleganza e compostezza formale. I tre fotografi riflettono sulle modalità di autorappresentazione (e quindi di autolegittimazione) delle classi sociali elevate, sottolineando in modi differenti la creazione di gusti estetici e specifici linguaggi iconografici che attingono in modo diverso alla tradizione della rappresentazione del potere. Tale iconografia dell'autorità non è limitata al ritratto di individui o gruppi di persone, ma comprende anche il loro inserimento in adeguati contesti architettonici o ambientali. Proprio uno studio sulla "architettura del potere" è la base della serie in mostra di Jim Dow, il fotografo americano che riesce a ritrarre con prospettive magniloquenti e con uno sguardo nitido e dettagliato gli interni di alcuni dei più esclusivi club privati di Manhattan. In modo opposto ma complementare, il video-artista e fotografo italiano Francesco Jodice propone invece un'indagine su ciò che si nasconde dietro la facciata del potere e della ricchezza. Il suo video DUBAI_CITYTELLERS analizza e racconta i conflitti e le contraddizioni di un luogo come Dubai: entrato nel nostro immaginario collettivo come una sorta di paese delle meraviglie, è invece costruito su profondi squilibri sociali e perduranti discriminazioni.

Un approccio diverso nel confrontarsi con il potere è quello di Bureau d'études, Trevor Paglen, Jules Spinatsch e The Yes Men. Le loro opere e iniziative mettono in campo uno sguardo analitico sulle strutture nascoste e occulte dell'autorità, sui sistemi e sui centri di potere che fanno di tutto pur di sottrarsi alla critica e all'informazione trasparente: si tratta di multinazionali, banche d'affari, CIA o organismi di controllo sovranazionali. Le opere di Jules Spinatsch mostrano le mastodontiche misure di sicurezza che circondano i grandi meeting internazionali nelle diverse città del mondo, tematizzando la relazione tra il potere dello stato e l'impronta che questo lascia sul paesaggio urbano. Con un'iniziativa mediatica, invece, gli Yes Men portano l'attenzione sul disastro chimico della Union Carbide a Bhopal, India: una tragedia accaduta nel 1984, e mai realmente punita, che stava rischiando di cadere nell'oblio. Nell'intenzione di una contro-informazione che riveli i meccanismi delle menzogne, gli Yes Men riprendono e replicano le strategie mediatiche dei grandi gruppi industriali, decostruendone l'immagine pubblica. Trevor Paglen si occupa del "black world", ossia le operazioni segrete degli apparati militari americani, attivi internazionalmente ma invisibili all'opinione pubblica. Grazie all'impiego di obiettivi e mezzi di ripresa fotografica solitamente utilizzati in ambito astrofisico, le sue fotografie sondano i luoghi remoti e nascosti dove il potere dello stato opera in segreto, violando le leggi. Nel diagramma World Government, il duo Bureau d'études rappresenta visivamente, in forma schematica, le costellazioni di connessioni del potere politico, bancario e imprenditoriale a livello internazionale, creando una mappatura critica illuminante e allo stesso tempo fortemente inquietante.

Il rapporto fra immagine e identità è il tema che sta al centro del lavoro di Rineke Dijkstra, Christoph Brech e Wang Qingsong. Se la serie fotografica di Dijkstra, Olivier Silva, ha per soggetto una riflessione su ciò che rimane dell'identità di un individuo quando diviene rappresentante di un'autorità militare come la Légion étrangère francese, Wang Qingsong si confronta con la trasformazione della società cinese sotto l'influsso della società dei consumi occidentale, rifacendosi all'estetica della propaganda socialista e ironizzando sull'efficacia dell'idea del potere collettivo. Il video di Christoph Brech mostra un particolare dello scafo di uno yacht, ancorato a Punta della Dogana durante l'ultima Biennale di Venezia: l'immagine è simile a un quadro astratto che rimanda al potere proprio grazie all'occultamento dell'identità dietro una facciata impenetrabile.

Un ampio sguardo sulla costruzione del potere tramite il linguaggio delle immagini è fornito infine dal lavoro di Michael Clegg e Martin Guttmann. Riflettendo sul ruolo dell'artista nel rapporto con il potere, le loro opere decostruiscono i meccanismi della rappresentazione dell'autorità, tematizzando il rapporto con la tradizione della committenza privata o arrivando a formulare un'analisi sui simboli e sugli elementi tipici della rappresentazione del potere. Proprio gli artisti Michael Clegg e Martin Guttmann sono autori di uno dei saggi che compongono il catalogo e che ampliano la riflessione sul binomio arte/potere da diversi punti di vista. Clegg & Guttmann illustrano il proprio lavoro decennale raccontando un percorso concettuale rivolto alla decostruzione della rappresentazione del potere e del controllo dell'immagine. Lo studioso americano di storia e politica dei media e della cultura, Stephen Duncombe, analizza nel suo scritto le principali posizioni all'interno del dibattito critico sul tema dell'auto-rappresentazione del potere politico, da Niccolò Machiavelli ad Antonio Gramsci, da Luigi XVI a Barack Obama. Il curatore della National Portrait Gallery di Londra Peter Funnell propone invece una riflessione in cui mette a confronto le opere che l'istituzione inglese ha gentilmente concesso in prestito al CCCS con altri esempi del presente e del passato.

Come tutti i progetti espositivi concepiti dal Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, anche "Ritratti del potere" è affiancato da un programma di lecture tenute da esperti provenienti da campi disciplinari diversi. L'intento è quello di affrontare la tematica della mostra da punti di vista differenti, invitando il pubblico a una riflessione più estesa sui contenuti proposti nel percorso espositivo. Se da un lato questo calendario offre alcuni approfondimenti sul rapporto fra arte e potere nella contemporaneità, dall'altro propone un'indagine sul significato del potere nella società contemporanea, e soprattutto quando e come esso diventi visibile ai nostri occhi. Nella prima categoria si inseriscono gli interventi di Cristina Casero (docente di Storia della Fotografia dell'Università di Parma) e di Marco Scotini (critico, curatore e docente presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano). Alle forme del potere nella nostra società sono invece dedicati gli altri interventi: Alessandro Casiccia (Università di Torino) prende in esame il legame del potere con il lusso e l'eccesso, Vanni Codeluppi (sociologo e docente presso l'Università di Modena e Reggio Emilia) analizza come il sistema capitalistico si imponga sulle nostre vite e le influenzi, mentre gli incontri con Marco Belpoliti (scrittore, saggista, critico e docente presso l'Università di Bergamo) e Vincenzo Susca (sociologo e docente presso la Sorbonne di Parigi) indagano il ruolo della politica e l'immaginario che essa produce. Il programma comprende anche l'incontro con Francesco Jodice, i cui lavori sono presentati in mostra, e due preziose collaborazioni. La prima con l'esposizione "Bronzino. Pittore e poeta alla corte dei Medici": il curatore della mostra e direttore della Galleria degli Uffizi Antonio Natali sarà ospite del CCCS per accompagnare il pubblico del contemporaneo nella Firenze del XVI secolo, alla scoperta del grandioso progetto decorativo della cappella di Eleonora da Toledo. La seconda collaborazione rinnova invece il rapporto di vicinanza con il Festival dei Popoli - Festival Internazionale del Film Documentario di Firenze, che rende possibile la proiezione nella sale della Strozzina de L'esplosione, documentario di Giovanni Piperno sull'abusivismo edilizio in Italia, evidente e drammatica traccia del dominio del denaro e dell'affarismo indiscriminato nel nostro Paese.

"Ritratti del potere" è un progetto del Centro di Cultura Contemporanea Strozzina realizzato grazie alla consulenza scientifica di Peter Funnell (curatore e direttore dei programmi di ricerca alla National Portrait Gallery di Londra), Walter Guadagnini (presidente della Commissione Scientifica del progetto "UniCredit & Art") e Roberta Valtorta (direttore del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo) il cui contributo è stato fondamentale nella definizione dei temi della mostra e nella selezione degli artisti.

 
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Tina Barney
Christoph Brech
Fabio Cifariello Ciardi
Clegg & Guttmann
Nick Danziger
Rineke Dijkstra
Jim Dow
Bureau d’etudes
Francesco Jodice
Annie Leibovitz
Helmut Newton
Trevor Paglen
Martin Parr
Daniela Rossell
Wang Qingsong
Jules Spinatsch
Hiroshi Sugimoto
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1.10.2010 – 23.01.2011