Palazzo Strozzi



Annie Leibovitz
Installation view, Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, Firenze
Photo: Valentina Muscedra



ANNIE LEIBOVITZ (USA, 1949)
Queen Elizabeth II, 2007
Collection National Portrait Gallery, Londra

Annie Leibovitz ha iniziato la sua carriera negli anni settanta con la rivista musicale "Rolling Stone" e ha proseguito nell'attività di ritrattista e fotografa di moda negli anni ottanta e novanta lavorando per testate come "Vanity Fair" e "Vogue". Alcune sue immagini sono ormai entrate nella storia della cultura popolare, come quella di John Lennon che abbraccia Yoko Ono scattata poche ore prima della morte del cantante.
Accanto ai lavori di ritrattistica realizza anche reportage; di recente ha seguito la campagna elettorale di Barack Obama. Nel 2007 è stata incaricata di ritrarre la regina Elisabetta II d'Inghilterra in occasione del viaggio della sovrana negli Stati Uniti, il primo dopo sedici anni. "Sento che quest'opera deve essere una documentazione e voglio che sia un ritratto molto semplice": sono le parole con cui Leibovitz ha descritto questa serie di immagini, che tuttavia ha richiesto tre settimane di lavoro e la collaborazione di ben dieci assistenti.
Ispirandosi alle sobrie e suggestive fotografie in bianco e nero scattate da Cecil Beaton alla regina madre nel 1939, Annie Leibovitz ha deciso di ambientare i ritratti nella White Drawing Room di Buckingham Palace, luogo deputato agli incontri della sovrana con i rappresentanti degli stati stranieri. Leibovitz ha chiesto alla regina di posare in abiti ufficiali: un vestito da sera ricamato in oro, una stola di pelliccia bianca, la collana di diamanti avuta in dono nel 1947 dal Nizam di Hyderabad e il diadema della regina Mary. L'ufficio responsabile dell'immagine della famiglia reale concesse alla Leibovitz solo quindici minuti per realizzare gli scatti; per l'ottantenne sovrana, infatti, la seduta di posa sarebbe stata faticosa e inconsueta. Per la prima volta la regina veniva ritratta da una fotografa americana, e il ricco abito di rappresentanza, pesante più di quaranta chili, la connotava in modo opposto a come, negli ultimi anni, la corte britannica ha cercato di mostrarsi, meno distante dal popolo e meno formale, prediligendo attitudini e abbigliamento più comuni.
L'episodio più celebre e chiacchierato dell'incontro fra queste due donne così diverse è il momento in cui, per uno degli scatti, Leibovitz invitò la regina a togliere la corona per avere un'aria "meno formale". Visibilmente contrariata, e indicando l'abito che indossava, Elisabetta rispose: "Meno formale? Cosa crede che sia questo?". Nella sessione fotografica si mettono a confronto l'autorità di Leibovitz, abituata a dirigere con rigore i propri set, e quella della sovrana d'Inghilterra, alla quale la fotografa dà disposizioni come se si trattasse di una normale modella durante una sessione fotografica di moda, considerando la corona, insegna assoluta dell'autorità reale, come uno degli accessori di scena.
Fondamentale da osservare è il rapporto di queste immagini con il genere classico del ritratto di rappresentanza. Le fotografie sono realizzate seguendo tutti i parametri del ritratto tradizionale, facendo emergere tuttavia una insolita discrepanza tra l'artificiosità con cui la regina viene messa in scena, quasi come in un servizio di moda, e l'assoluta autenticità del contesto, in quanto il salone di corte e gli abiti rispecchiano il suo reale stato sociale.
La costruzione rigorosa dell'immagine, l'abbigliamento sontuoso e l'ambientazione talmente formale da ricordare un museo rendono la sovrana più simile a una statua di cera che a una persona in carne e ossa. Elisabetta è ritratta come simbolo di regalità, secondo un'iconografia funzionale alla rappresentazione del suo ruolo e non della sua individualità. La fotografa americana ritrae la regina così come si pone nell'immaginario collettivo, una visione che si è formata sulla scorta dell'iconografia tradizionale: dignitosa, senza tempo, nella ricca residenza ufficiale i cui arredi raccontano la lunga storia della casa reale. Le immagini contrastano con la consueta rappresentazione, più moderna e "borghese", che la famiglia reale inglese dà di sé negli ultimi anni e con l'effettivo ruolo politico della sovrana, che ormai svolge una funzione essenzialmente rappresentativa, non più dotata del potere che i re effigiati nei dipinti a cui Leibovitz si ispira ancora detenevano.

 
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