Palazzo Strozzi

Selected CIA Aircraft Routes 2001-2006, 2006
Courtesy Galerie Thomas Zander, Koeln; Altman Siegel Gallery, San Francisco
Copyright John Emerson / Trevor Paglen





Morning Commute (Gold Coast Terminal) /
Las Vegas, NV; Distance ~ 1 mile; 6:26 a.m.
, 2005
C-Print
Courtesy Galerie Thomas Zander, Köln and Altman Siegel Gallery, San Francisco
© Trevor Paglen


Chemical and Biological Weapons Proving Ground /
Dugway, UT; Distance ~ 42 miles; 10:51 a.m.
, 2006
C-Print
Courtesy Galerie Thomas Zander, Köln and Altman Siegel Gallery, San Francisco
© Trevor Paglen

Il suo metodo di lavoro è simile a quello del giornalismo d'inchiesta: attraverso interviste, indagini sul posto e la minuziosa raccolta di informazioni su documenti pubblicati dal governo statunitense, Paglen localizza, per esempio, campi di tortura americani in Afghanistan o scopre le società di comodo (front companies) della CIA che gestiscono compagnie aeree addette al trasferimento senza fondamento giuridico di persone sospette dai più diversi paesi del mondo in istituti di detenzione statunitensi.
In Rendition Flights 2001-2006 Paglen mostra le diverse rotte seguite dalle front companies tra il 2001 - dopo l'attentato terroristico alle torri gemelle di New York - e il 2006, anno in cui la CIA ha bloccato le sue indagini. La serie fotografica Limit Telephotography mostra invece le stazioni segrete statunitensi, fotografate qui per la prima volta, utilizzate per torturare prigionieri o trasferirli in altri paesi a bordo dei cosiddetti "aerei della tortura". Poiché queste postazioni sono volontariamente inserite in zone militari ad accesso interdetto, non esistono punti di vista esterni dai quali siano visibili a occhio nudo. Spesso costruiti nel deserto, questi luoghi sono invisibili per l'opinione pubblica. Per riprenderli, Paglen usa potenti obiettivi impiegati per la fotografia spaziale, con i quali esegue le riprese da distanze che arrivano fino a 100 chilometri. La lontananza della macchina fotografica dal soggetto, con il pulviscolo atmosferico che fluttua nell'aria e che si frappone, rende queste immagini quasi astratte, portandole al limite della leggibilità e della stessa visibilità e tematizzando così i limiti della capacità di rappresentazione del mezzo fotografico e dell'effettiva possibilità di conoscere questi luoghi nascosti.
Paglen descrive così il suo modo di procedere: "Invece di cercare di scoprire quello che accade veramente dietro una porta chiusa, cerco di guardare con occhio critico la porta stessa". Il suo lavoro ruota intorno ai confini ancora indistinti del "black world", un potere istituzionale che ufficialmente non esiste e che ignora frontiere e leggi internazionali. Paglen fornisce informazioni su quanto succede al di fuori del controllo pubblico e la cui conoscenza si basa solo sui "si dice". Ciò che accade veramente in quei luoghi nascosti rimane segreto; è per questo che Paglen presenta i risultati delle sue indagini senza caricarli di interpretazioni, spiegazioni o valutazioni, distinguendosi così radicalmente dall'attività di giornalisti o attivisti per i diritti umani. Le sue fotografie permettono di guardare una realtà di cui non sappiamo nulla, sulla quale possiamo fare soltanto delle congetture sulla base delle frammentarie informazioni che abbiamo a disposizione. Mentre Paglen espande i confini di ciò che il mezzo fotografico può rendere visibile, svaniscono i criteri di giudizio su quel che effettivamente si vede nell'immagine: in altre parole, su ciò che può essere rappresentato.
Le fotografie di Paglen sembrano porsi in analogia con quanto accadde durante l'amministrazione Bush, nel 2003: come prova della presunta esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq (e dunque come legittimazione del ricorso alla guerra) furono impiegate immagini riprese dallo spazio, dove generiche e confuse forme e figure erano state interpretate in modo erroneo e tendenzioso.
Presentando i propri lavori nel contesto artistico, Paglen allarga la sua indagine fino a trasformarla in una vera e propria riflessione culturale sul valore stesso di queste riprese. Invita l'osservatore a riflettere sul rapporto tra vedere e sapere, sulla complessa relazione tra fotografie e fatti. In tal modo le sue immagini non solo mostrano i luoghi di confine dell'apparato di un potere segreto, ma riflettono sull'uso delle riprese fotografiche come strumento di potere.


Trevor Paglen
Installation view, Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, Firenze
Photo: Valentina Muscedra

TREVOR PAGLEN (USA, 1974)
Limited Telephotography, 2005-2010
Selected CIA Aircraft Routes 2001-2006, 2006

Trevor Paglen è un artista, geografo e scrittore americano. Sulla base di una eterogenea e peculiare formazione, il suo lavoro si colloca in un campo che comprende la geografia, l'attivismo per i diritti umani e la rappresentazione artistica del paesaggio. Da molti anni si occupa del cosiddetto "black world", l'infrastruttura dell'apparato militare statunitense e della CIA che cerca di rimanere segreta e invisibile all'opinione pubblica.

 
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