Adrian Ghenie

Adrian Ghenie

Pie Fight Study 18/2/12, 2012
Olio su tela / Oil on canvas
55,8 x 76 cm
The Sander Collection, Darmstadt
Photo courtesy l’artista / the artist and The Pace Gallery London


I dipinti di Adrian Ghenie non sono mai furtive documentazioni del reale, ma complesse costruzioni che richiedono una lunga decodificazione da parte di chi le fruisce. Cataloghi, libri di storia, still da film o immagini da archivi e database su internet sono le diverse fonti da cui l’artista trae i suoi modelli, poi assemblati e combinati insieme.

Una delle sue principali istanze è la rappresentazione alterata di celebri personaggi delle grandi dittature europee del Novecento. Queste figure sono recuperate per negarne, attraverso l’elaborazione pittorica, l’autorità storica da esse acquisita nell’immaginario collettivo. Egli prende come modello, ad esempio, fotografie di Adolf Hitler e della sua compagna Eva Braun nella residenza estiva di Berghof, immagini del dottor Josef Mengele o del padre della bomba atomica Julius Robert Oppenheimer. L’artista cancella le sembianze dei volti e concentra la nostra attenzione sull’aspetto degli interni in cui le figure si trovano, perseguendo una strategia di “sottrazione visiva” che spesso rende difficilmente riconoscibile l’immagine originaria.

Nell’opera The Devil (Il diavolo, 2010) gli interni rappresentati si riferiscono a un repertorio di immagini di case borghesi, con elementi comuni come il divano, la carta da parati o abiti che ricordano ambienti di generazioni del passato. La serena tranquillità di luoghi intimi e privati è distrutta appena prendiamo coscienza dei soggetti rappresentati: la straniante familiarità di luoghi ordinari genera idee e impulsi dal grande potenziale distruttivo.

Spesso le opere di Ghenie agiscono secondo un diretto scontro tra ciò che appare in superficie e il significato implicito che emerge là dove la visione rende riconoscibile il soggetto. Come lo stesso artista sostiene, le immagini che documentano il nostro passato sono spesso carenti di nitidezza e matericità a causa di tecniche di riproduzione visiva come il disegno o la fotografia che favoriscono una visione piatta e bidimensionale.

Eccetto alcune emblematiche eccezioni come Self Portrait as a Monkey (Autoritratto come una scimmia, 2011), Ghenie chiude la possibilità di un’apertura dello spazio pittorico verso un campo immaginativo esterno all’opera, lavorando in particolare su due principali elementi: lo sguardo, spesso occultato, e lo sfondo, che mai si apre a una veduta ulteriore.

Nella serie dei Pie Fights (Battaglie di torte) Ghenie prende come soggetto still da film muti degli anni Venti, basati su scene comiche stereotipate come la scivolata sulla buccia di banana o una rissa che inizia o finisce con una torta in faccia. Gli still presi a modello sono quelli in cui il volto dell’attore è ricoperto dalla panna della torta e non è più riconoscibile, momento culmine della ridicolizzazione del personaggio, che solitamente nei film si toglie la panna dagli occhi e guarda in camera sollecitando la pena e, allo stesso tempo, le risate dello spettatore.

La decontestualizzazione dal flusso narrativo del film originario sposta il senso dell’immagine da un leggero momento comico a una stigmatizzazione di queste figure come vittime di un aggressione, enfatizzando il carattere di disperata perdita di potere e dignità. Il volto, elemento che contraddistingue e identifica una persona, sembra sciogliersi, lasciando l’individuo anonimo in un gesto di silente alienazione. Questa tensione emerge tramite binomi come astrazione e figurazione, sottrazione e addizione di materiale pittorico, riferimenti colti ed elementi popolari. Il virtuosismo pittorico di Ghenie nel realismo è superato apparentemente in un atto distruttivo, arrivando a una paradossale “espressione negata”, finalizzata alla creazione di allegorie di stati interiori, metafore della dissolvenza di certezze.

 

BIOGRAPHY

Adrian Ghenie (1977, Baia-Mare, Romania; vive e lavora tra Cluj e Berlino), crea dipinti, matericamente ricchi, che rielaborano motivi e figure dell’immaginario collettivo. Laureatosi nel 2003 presso l’Università di Arte e Design di Cluj, nel 2005 è stato cofondatore, assieme a Mihai Pop, della galleria Plan B, uno spazio interamente dedicato all’arte contemporanea divenuto epicentro delle ricerche e tendenze artistiche di Cluj. Le sue opere sono caratterizzate da una combinazione delle memorie personali con elementi e temi recuperati dalle fonti più eterogenee, quali libri di storia, film e archivi.

Sue opere si trovano nelle collezioni pubbliche del Museum of Contemporary Art (MOCA) e dell’Hammer Museum a Los Angeles, nonché nel San Francisco Museum of Modern Art (SFMOMA). Lavori dell’artista sono presenti anche in Belgio, nelle collezioni dello S.M.A.K. di Ghent e nel Museum van Hedendaagse Kunst Antwerpen (MuHKA) ad Anversa. Nell’estate del 2009 Hatje Cantz Verlag ha pubblicato la prima monografia completa su Adrian Ghenie.

Ghenie ha tenuto numerose mostre monografiche e collettive a livello internazionale. Tra le principali personali ricordiamo l’esposizione del 2006 alla Mihai Nicodim Gallery a Los Angeles, quella tenutasi alla Haunch of Venison di Zurigo nel 2007, l’esposizione alla Tim Van Laere Gallery ad Anversa in Belgio (2008), nonché quelle del 2009 al National Museum of Contemporary Art di Bucarest, in Romania, o alla Haunch of Venison di Londra. Nel 2010 sue personali si sono tenute anche allo Stedelijk Museum voor Actuele Kunst di Ghent (S.M.A.K.) e, nuovamente, alla Mihai Nicodim Gallery di Los Angeles, mentre al 2011 risalgono le monografiche alla Haunch of Venison di Londra e, di nuovo, alla Tim Van Laere Gallery di Anversa. Per il 2012 è in programmazione la sua prima retrospettiva presso un’istituzione museale americana, il Museum of Contemporary Art di Denver in Colorado.

Tra le collettive si ricordano: (2006) “Drive Slowly Through Our Land”, Mihai Nicodim Gallery, Los Angeles; “Cluj Connection”, Haunch of Venison, Zurigo; (2007) Galerie Rüdiger Schöttle, Monaco; “Expanded Painting 2”, III Biennale di Praga; (2008) Liverpool Biennale; “Days Become Nights”, Galerie Hussenot, Parigi; (2009) “Drawings and Other Works on Paper”, Tim Van Laere Gallery, Anversa; “Expanded Painting 3. Staging the Grey”, IV Biennale di Praga; “The Punishment of Lust and Luxury”, Mihai Nicodim Gallery, Los Angeles; “I Watered a Horseshoe as if It Were a Flower”, Mihai Nicodim Gallery, Los Angeles; (2011) “Communism never happened”, Charim Galerie, Vienna; “The World Belongs to you”, Palazzo Grassi – Francois Pinault Foundation, Venezia; “Just Another Brick In The Wall”, Barbara Seiler Galerie, Zurigo; (2012) “European Travellers”, Mücsarnok Kunsthalle, Budapest.

 

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