Chiharu Shiota

Chiharu Shiota

In Silence, 2008
Lana nera, pianoforte bruciato / Black wool, burnt grand piano
Centre PasquArt, Biel
© 2012 Chiharu Shiota. All rights reserved
Photo by Sunhi Mang


Nella creazione delle sue installazioni site specific, Chiharu Shiota utilizza fili di lana nera intrecciati fino a costruire un ordito fitto e intricato che spesso avvolge oggetti di uso comune.

L’artista crea immagini tridimensionali, scenografie in cui sembra che qualcosa di non umano abbia preso il controllo di architetture e oggetti a noi familiari che perdono la loro funzionalità a favore di un valore emotivo e simbolico. Essi rimangono facilmente riconoscibili e rapportabili alla vita quotidiana, connotandosi però come tracce e ricordi di luoghi, memorie di un vissuto che non c’è più. Il pubblico è posto in un ruolo sia di contemplazione che di interazione, chiamato in prima persona a muoversi attraverso l’installazione.

Per l’opera creata per il CCC Strozzina, Shiota utilizza vecchie porte in disuso, ritrovate nei magazzini di Palazzo Strozzi, di cui la storia non è più tracciabile con esattezza. La porta che non delimita più uno spazio diviene un oggetto che ricorda la vita che ha avuto luogo, ma dove tutto è stato coperto e fermato in uno dimensione ormai irraggiungibile se non dalla memoria.

L’opera produce una tensione poetica ed esistenziale tra la presenza e l’assenza, il pieno e il vuoto. Il tempo diventa immobile, creando uno stato di fissità, mentre la visione degli oggetti è resa poco nitida in quanto posti a distanza, oscurati e impossibili da raggiungere. I fili tesi nello spazio divengono segni espliciti della traiettoria del passaggio dell’artista, mai lineare e quasi ossessivo, che crea nodi e grumi nel protrarsi temporale della medesima azione, quasi come se avesse compiuto una performance a porte chiuse.

Nel suo lavoro Shiota sintetizza forse i due filoni artistici che più sembrano averla influenzata: da un lato la tradizione giapponese del calligrafismo, che lavora sullo stato di concentrazione dell’artista prima dell’atto unico e irripetibile del gesto pittorico, e dall’altro la lezione trasmessale da Marina Abramovic, di cui è stata allieva e secondo la quale l’artista deve lavorare quasi asceticamente, in uno spirito di concentrazione meditativa che culmina in un atto apparentemente semplice, ma colmo di significato.

Come dice l’artista stessa: “La creazione con i fili è una trasposizione dei miei sentimenti mentre lavoro”. Shiota trova l’obiettivo della sua ricerca nell’assenza dell’essere, in un’idea entropica di energia e nella dimensione del ricordo individuale e collettivo, sperimentando la nostra percezione dello spazio e del tempo resi permeabili alla vista.

 

BIOGRAFIA

Chiharu Shiota (1972, Osaka, Giappone; vive e lavora a Berlino), dapprima formatasi presso la Kyoto Seika University, ha condotto i propri studi a livello internazionale, inizialmente con un soggiorno, tra il 1993 ed il 1994, alla Canberra School of Art della Australian National University, successivamente in Germania presso la Hochschule für Bildende Künste di Brunswick e la Universität der Künste di Berlino. Conferma di quest’attitudine cosmopolita dell’artista è il suo lavoro come guest professor alla Kyoto Seika University e, dal 2011, al California College of the Arts.

Tra le mostre monografiche sono da ricordare le esposizioni che inaugurano la sua carriera a Kyoto nei primi anni Novanta, come “Native-600 Masks” e “My Existence as a Physical Extension”. Le sue prime personali europee sono “Direction of Consciousness” e “Return to Consciousness” ad Amburgo nel 1995. Negli anni 2000 le esposizioni monografiche dell’artista hanno subito un incremento considerevole con mostre come “Breathing from Earth” al Kunstraum Maximilianstrasse presso lo Stadtforum di Monaco (2000), “The Way into Silence” nel 2003 al Württembergischer Kunstverein di Stoccarda o, nello stesso anno, “allAlone”, presso il Centre for Contemporary Art Ujazdowski Castle di Varsavia. Risale al 2004 la mostra “In Silence” all’Hiroshima City Museum of Contemporary Art, mentre del 2005 è “Raum/Room” presso Haus am Lützowplatz di Berlino e del 2008 è “Breath of Spirit”, tenutasi al National Museum of Art di Osaka. Del 2009 è “Chiharu Shiota” presso la Kenji Taki Gallery di Nagoya, del 2010 sono “One Place”, presso la Haunch of Venison di Londra, e la monografica presso la Galería Nieves Fernández di Madrid. Nel 2011 sono da citare “Home of Memory” presso La Maison Rouge di Parigi, Memory of Books, installazione realizzata presso la Fondazione Gervasuti di Venezia in occasione della Biennale, e “Presence of the Past”, mostra allestita alle Alexander Ochs Galleries di Pechino. Nel 2012 si sono tenute monografiche come “Labyrinth of Memory” presso La Sucrière di Lione o presso la Galerie Daniel Templon di Parigi, la Kunsthalle di Kiel e la Haunch of Venison di New York.

Molto numerose sono anche le mostre collettive, tra le quali ricordiamo alcune tra le più recenti: (2000) “Dorothea von Stetten Kunstpreis”, Kunstmuseum Bonn; (2006) “Imbenge Dreamhouse, In Transit 06”, Haus der Kulturen der Welt, Berlino; “Berlin-Tokyo/Tokyo-Berlin: The Art of Two Cities”, Neue Nationalgalerie, Berlino; “Bathroom”, Performance Intermedia Festival, Sczecin; (2007) “Fiction for the Real”, The National Museum of Modern Art, Tokyo; (2008) “Eurasia”, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (MART); “Drawn in the clouds”, Museum of Contemporary Art Kiasma, Helsinki; (2009) III Biennale di Arte Contemporanea di Mosca, a cura di Jean-Hubert Martin; (2010) “HomeLessHome”, Museum on the Seam, Gerusalemme; (2011) “Inner Voices”, 21st Century Museum of Contemporary Art, Kanazawa; “Making the Territory”, Irish Museum of Modern Art, Dublino.

 

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