Chrischa Oswald

Chrischa Oswald

«Ero interessata a quello che sarebbe accaduto se questo comportamento fosse stato trasposto agli esseri umani».


CHRISCHA OSWALD

Mother Tongue, 2013
Still da video, installazione video a 2 canali
Courtesy l’artista

L’opera riflette sulla relazione primaria, sul primo legame nella vita di ogni essere vivente, basilare per la costruzione di tutte le successive relazioni sociali: la relazione madre-figlio. Chrischa Oswald mette in scena insieme alla propria madre un’azione tipica del mondo animale. Da una parte la madre lecca il volto della figlia, dall’altra l’artista lecca il volto della mamma.

Molti animali, e molto comunemente i gatti domestici, leccano i musi e i corpi dei loro piccoli, di se stessi o di altri simili. Ciò che è un azione di igiene o l’espressione di un bisogno sociale tra animali diviene qualcosa di perturbante e straniante tra essere umani. L’innocente naturalità originaria si trasforma in un’azione percepita come inaspettata, inaccettabile, incestuosa.

Il titolo dell’opera crea un gioco di parole in inglese tra mother’s tongue (lingua della madre) e mother tongue (lingua madre), alludendo alla fisicità e alla fondamentale importanza educativa del rapporto di ognuno con il proprio genitore. La semplicità e la forza dell’azione messa in scena da Oswald è esaltata dalle caratteristiche del video: il bianco e nero, lo statico primo piano dei due volti, la ripetitività del gesto del leccare. Quest’azione tra madre e figlia si svolge in un silenzio che sottolinea la complicità tra le due ma anche una sorta di sfida e provocazione nei confronti dello spettatore verso cui le due donne rivolgono il proprio sguardo.

L’opera non mira a un messaggio chiaro e univoco bensì a creare ambiguità o mettere in dubbio certezze. Oswald affronta il tema del tabù, la proibizione di un comportamento da parte della società in cui viviamo, facendoci riflettere sul confine tra ciò che percepiamo naturalmente come inappropriato e ciò che i codici comportamentali della società in cui viviamo ci fanno percepire come innaturale o, meglio, naturalmente inaccettabile.

Chrischa Oswald (1984, Germania; vive e lavora a Berlino) è una giovane artista che ha compiuto i suoi studi presso l’Università di arte e design di Linz; prima di terminarli (nel 2011) è stata premiata con il Diesel New Art Award Austria per la fotografi a nel 2007, per la sua serie Family Bonds. La sua arte si esprime prevalentemente attraverso il linguaggio della performance e mette a fuoco da un lato le problematiche intime relative alla condizione umana, dall’altro i codici di comportamento e l’identità dell’individuo nel rapporto con la società nel suo complesso. Tra le sue recenti partecipazioni citiamo: nel 2007 la personale Being alla Exit-Gallery, Claire de Rouen, Londra; Trust me, 1. Internationalen Fotografi efestival F/STOP, Lipsia; Catfi sh, Rotating Gallery, New York; nel 2008, Tinyvices, NY Photo Festival, New York; Videokollektion, ViennaBiennale 08, Vienna; Fallen/fallen, 2. Internationalen Fotografi efestival F/STOP, Lipsia; nel 2009 Dreamers, Eikon, Aarhus; nel 2010 International Departure: Gate 10, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Modena; Deep:art, Muggia (TS); nel 2012 The Eye of the Collector. Selected Works of the Manuel de Santaren Collection, Villa delle Rose (MAMbo), Bologna; Video Art-Screening, Soho House, Berlino; nel 2013 Bodied Spaces, Gallery Art Claims Impulse, Berlino; 2nd OZON International Video Art Festival, Katowice; Extra-experimental trails, Festival für experimentelle Film und Videokunst, d21, Lipsia.

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