Mandy Greer

Mandy Greer

Mandy Greer realizza per la mostra un’installazione spaziale site-specific che il visitatore potrà esplorare muovendosi tra oggetti scultorei dall’aspetto bio e fito-morfico che riportano a narrazioni mitologiche e riferimenti allo sciamanismo e alle tradizioni degli Indiani d’America.


Le opere di Mandy Greer danno vita a mondi fantastici, creati tramite tecniche della tradizione del lavoro pre-industriale e facendo uso di oggetti quotidiani e materiali dismessi, come bottoni, perline, stoffe, a cui l’artista attribuisce nuove funzioni e significati.
In occasione di “American Dreamers”, la Greer propone l’installazione Cynosura, composta da oggetti cuciti e tessuti a uncinetto che diventano parti di una grande raffigurazione allegorica, un percorso tra quelli che l’artista definisce i due “regni celesti” attraverso la transitorietà del mondo naturale. Il titolo rimanda al nome della ninfa che secondo una interpretazione del mito fu la nutrice di Zeus e che da lui fu trasformata nella più luminosa di tutte le stelle, la Stella Polare, simbolo del principio vitale comune a tutta la natura e strumento di guida per i naviganti in quanto sempre fissa e immutata nella sua posizione nel cielo. A un’estremità dello spazio è appeso Honey Chandelier (Candelabro di miele), oggetto scultoreo dal colore dorato che evoca il sole, dall’altra parte Moon, raffigurazione della luna attorno alla quale sono situate sette stelle, le Pleiadi, anche dette le “sette sorelle” celesti. Tra i due elementi si collocano figure e forme che richiamano una dimensione notturna, come la civetta e il corvo, e naturale, con intricate sculture di colore verde che rimandano a piante come il limone e l’ulivo.
L’artista realizza conglomerati di materiale eterogeneo elaborando, strato su strato, oggetti archetipici che creano una narrativa alimentata da mitologie di culture primordiali che vivevano una dimensione panteistica, in un rapporto ravvicinato con la natura, considerata come unitaria e dotata di un unico comune principio vitale, la successione eterna di morte e rinascita.
Il lavoro della Greer si contrappone alle tradizionali barriere tra artista e pubblico, processo e prodotto artistico. L’artista organizza infatti laboratori aperti, sessioni collettive di lavoro in diverse città, ricercando sempre la più ampia condivisione materiale e concettuale possibile nella creazione delle proprie opere. Come sostiene la Greer stessa: “Attraverso il mio lavoro cerco di avvicinare mondi diversi, creare connessioni tra persone che altrimenti non potrebbero avere l’occasione di intersecare le proprie vite”.

Mandy Greer (1973; vive e lavora a Seattle, WA) crea spazi teatrali attraverso installazioni, performance, film e fotografie. Unisce grandi categorie come la favola, il mito e le storie popolari per rapportarli alla vita quotidiana, indagando anche sulla sensualità della vita che si riflette nella sinuosità dei materiali da lei utilizzati. Nel 1996 si è laureata presso la University of Georgia ad Athens e nel 1999 ha ottenuto il MFA presso la University of Washington a Seattle. Nel 2006 l’artista ha realizzato una installazione permanente nella Seattle Central Library progettata da Rem Koolhaas, ha inoltre creato un’installazione ambientale in occasione del Bumbershoot Arts Festival, grazie al sostegno di un City Artists Grant. Nel 2008 ha tenuto la sua prima mostra personale presso il Bellevue Arts Museum, con il debutto dell’installazione “Dare alla luce”, realizzata grazie al supporto dell’Artist Trust GAP. Tra le sue mostre personali più recenti ricordiamo: (2009) “Dare alla luce”, Museum of Contemporary Craft, Portland, OR; (2010) “Zuster Sweostor Systir”, Ohge Ltd. Gallery, Seattle, WA; (2011) “Honey and Lightening”, Roq La Rue Gallery, Seattle, WA. Tra le sue recenti mostre collettive ricordiamo: (2009) “Aqua Art Miami-Wynwood” (con MyArtSpace.com Gallery), Miami, FL; “5280”, Columbia City Gallery, Seattle; (2010) “Unraveling Tradition”, 516 Arts, Albuquerque, NM; (2011) “Seattle As Collector”, Seattle Art Museum, Seattle, WA; “Degenerate Art Ensemble”, Frye Art Museum, Seattle, WA.



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