Oliver Ressler e Zanny Begg

Ressler_The_Right_of_Passage_07_mod

The Right of Passage, 2013
Still da video / Video still
Courtesy the artists and Galleria Artra, Milan


Zanny Begg & Oliver Ressler (Australia, 1972; Austria, 1970)

The Right of Passage, 2013
HD film, 19’
Courtesy Galleria Artra, Milano

The Right of Passage affronta il tema della cittadinanza nelle società capitaliste al tempo della globalizzazione, caratterizzate dal superamento di vecchi confini e la contemporanea costruzione di nuovi vincoli e discriminazioni: un’indagine sull’essere umano privo di quei documenti ufficiali che ne garantiscono l’appartenenza a una cittadinanza.
Il filmato inizia con l’immagine di un aereo su una pista di decollo visto attraverso una grata, metafora di un movimento negato, impedito da un ostacolo. Da qui il video procede attraverso l’alternarsi di interviste a otto personaggi, studiosi, intellettuali, persone comuni. Le riprese sono tutte realizzate a Barcellona, città divenuta simbolo della crisi economica e sociale che ha investito l’Occidente negli ultimi anni, ma anche famoso esempio del melting pot europeo. Tra gli intervistati compaiono Antonio Negri, Sandro Mezzadra, Arielle Azoulay, noti studiosi e teorici dei fenomeni migratori della contemporaneità. Il ritmo del video è scandito da alcune parole chiave come polis, cittadino, cosmopolitismo, mondo in movimento, a cui si legano le dichiarazioni di diverse persone che scorrono sulle immagini di passaporti – fil rouge del documentario – su cui compaiono anche figure animate, personaggi umani e oggetti, in un’inattesa commistione di linguaggi. Questi personaggi si muovono all’interno delle pagine dei passaporti e negano, attraverso i loro movimenti e le loro fughe nei buchi immaginari creati nelle pagine, la realtà e la validità dell’ordine espresso da quei documenti.
L’alternarsi delle diverse voci impedisce una lettura univoca e, allo stesso modo in cui agiscono i disegni animati rispetto alle riprese video, esprimono le ambiguità e le difficoltà delle condizioni di vita dei cosiddetti “sans papier”. Il lavoro di Ressler e Begg unisce il rigore metodologico del linguaggio documentario con l’invenzione di un mondo parallelo, dotato di una dose di ironia che già appare nel titolo, “The right of passage”, gioco di parole tra i riti di passaggio (in inglese: rite) da un’età all’altra, e il diritto di passaggio (in inglese: right) tra uno Stato e l’altro.
Un disegno chiude il filmato: una figura femminile mostra una pipa. Citando René Magritte appare anche la scritta “This is not a citizen” (questo non è un cittadino). Il “ceci n’est pas une pipe” (questa non è una pipa) metteva in discussione il tradizionale rapporto tra rappresentazione e realtà, ponendo l’accento sull’ambiguità del linguaggio descrittivo e insieme sull’autonomia del linguaggio artistico. Ressler e Begg mettono in discussione il rapporto tra la struttura dello Stato-Nazione – retaggio di un ordine ormai superato dai fatti se non dalle leggi – e l’individuo, al quale, se privo di una documentazione burocratica, viene negata libertà di movimento e l’identità stessa.

 

Oliver Ressler (1970, Austria; vive e lavora a Vienna) è un artista e filmmaker che produce installazioni, progetti di arte pubblica e film su temi di economia, democrazia, riscaldamento globale, forme di resistenza e alternative sociali. Negli anni ha collaborato con gli artisti Zanny Begg, Ines Doujak, Martin Krenn, Gregory Sholette, David Thorne e il politologo Dario Azzellini. Ressler ha partecipato a più di 150 mostre, tra cui le biennali di Praga, 2005; Siviglia, 2006; Mosca, 2007 e Taipei, 2008. Per la Biennale di Taipei 2008, ha anche curato la mostra “A World Where Many Worlds Fit” sul movimento antiglobalizzazione. Suoi progetti e mostre personali sono stati ospitati recentemente da Peacock Visual Arts, Aberdeen, la Galleria Artra a Milano, e il Centre d’Art Contemporain di Ginevra. Le mostre collettive recenti includono: (2010) “The Politics of Art”, Museo Nazionale di Arte Contemporanema, Atene; (2011) “The Tourist, the Pilgrim, the Flaneur (and the Worker)”, Van Abbemuseum, Eindhoven; “The Workers”, MASS MoCA, North Adams (USA); “Un altro mondo è ancora possibile?”, Palazzo Ducale, Genova; (2012) “Enacting Populism”, Kadist Foundation, Parigi; “Kopf oder Zahl”, Biennale Bern, Bern; “Occupy Everything”, GrazMuseum, Graz; (2013) “Disobedience Archive (The Republic)”, Castello di Rivoli, Torino; “Padiglione delle Maldive”, 55a Biennale di Venezia.

Zanny Begg (1972, Australia; vive e lavora a Sidney) lavora come artista, scrittrice e curatrice in un’ottica interdisciplinare. Attualmente è Direttrice della Tin Sheds Gallery e i suoi progetti recenti come curatrice includono “The Right to the City”, Tin Sheds Gallery e “There Goes The Neighbourhood”, Performance Space. È stata invitata a Hong Kong per una residenza dell’Australia-China Council Residency (maggio 2007), in Indonesia per una residenza Asia-Link (giugno 2008) e una dell’Australia Indonesia Institute (2011), a Chicago per una residenza con Mess Hall (2010), e a Barcellona per una residenza dell’Australia Council (2012). Le sue mostre recenti includono “What Keeps Mankind Alive”, Biennale di Istanbul; Biennale di Taipei, Taiwan; Biennale di Sharjah, programma di film Plot for a Biennial, Emirati Arabi Uniti; “Have the cake and eat it too”, Kunsthalle Exnergasse, Vienna; Self Education – Self organization, Centro Nazionale di Arte Contemporanea, Mosca. I suoi progetti filmici includono Treat (or Trick) (2009), The Focus Group (2010), Zugzwang (2011), The Bull Laid Bear (2012, con Oliver Ressler), What Would it Mean to Win? (2008, con Oliver Ressler) e Emeraldtown, Gary Indiana (2010, con Keg de Souza).



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