Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini

Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini

«Più che a storie di grandi traumi, siamo interessati a raccontare le piccole violenze quotidiane che si consumano all’interno di quasi tutte le mura domestiche.»


OTTONELLA MOCELLIN e NICOLA PELLEGRINI

Ecco il guaio delle famiglie. Come odiosi dottori sapevano esattamente dove faceva male, 2014
Installazione site specific: mobili, tracce sonore, stampe
Prodotto da CCC Strozzina, Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze
Courtesy gli artisti e Galleria Lia Rumma, Milano-Napoli
fotografia: Martino Margheri

Conflittualità, emotività, dialogo e comunicazione nel contesto delle relazioni umane sono temi dominanti nella ricerca della coppia di artisti italiani. Nello spazio del CCC Strozzina Mocellin e Pellegrini creano un’installazione composta di mobili e oggetti che alludono al contesto di una abitazione privata. A questa dimensione spaziale si unisce quella acustica. Tre postazioni audio riproducono frammenti di pensieri e storie private sul tema della famiglia letti dagli artisti, frutto di interviste a persone che lavorano presso la Fondazione Palazzo Strozzi. Nel corso della mostra, occasionalmente, il telefono in sala squillerà e il pubblico potrà rispondere e ascoltare dal vivo la voce degli artisti che leggono questi testi.

Gli artisti esplorano il tema della comunicazione nel contesto familiare, luogo in cui impariamo a relazionarci con gli altri, ma anche in cui, a causa della complessità delle relazioni, diviene spesso difficile parlare in maniera diretta. Oltre che una citazione del libro Il dio delle piccole cose di Arundhati Roy, il titolo dell’installazione diviene una chiave di lettura sull’opera. «Sapevano esattamente dove faceva male»: il sadismo cui si allude richiama alla consapevolezza che ogni individuo ha di non detti e rancori nel rapporto con la propria famiglia, ma anche alla consapevolezza di conoscere punti deboli, nervi scoperti, modi in cui poter far male nella comunicazione con l’altro.

L’installazione sviluppa una complessa rete di narrazioni, fatta di episodi, riflessioni e momenti autobiografici. Gli oggetti e i mobili utilizzati portano tracce di vissuti e storie, così come i disegni riprodotti su carta da parati sono riferimenti a frammenti del passato dei due artisti, come un disegno della madre di Ottonella Mocellin. Tuttavia questi elementi non sono più riconducibili a storie particolari e vanno a costituire uno spazio dall’atmosfera densa di significati stratificati ma non univocamente decifrabili. Mocellin e Pellegrini creano un ambiente che esprime una condizione di vicinanza ma, allo stesso tempo, di estraneità, uno spazio che offre la possibilità di un isolamento introspettivo all’interno di una esperienza pubblica e condivisa.

Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini (1966, Italia; 1962, Italia; vivono e lavorano a Berlino) compiono gli studi a Londra, tra il 1984 e il 1993, specializzandosi in arte pubblica e architettura presso la Chelsea School of Art e la Architectural Association; durante questo periodo sono attivi nell’ARC Group, concentrando il loro interesse sulla realizzazione di installazioni site specific. Rientrati in Italia, ampliano il loro orizzonte artistico sperimentando altri linguaggi visivi, come la fotografi a, il video e la performance, in cui grande importanza ha anche la parola scritta o comunicata, lavorando in coppia ma anche individualmente. Tra il 2001 e il 2002 hanno rappresentato l’Italia per il PS1 International Studio Program di New York. Rappresentati dalla Galleria Lia Rumma di Milano e Napoli, hanno esposto in molte altre gallerie e musei in Italia e all’estero. Dal 2009 insegnano Tecniche Performative all’Accademia Carrara di Bergamo. Tra le loro mostre personali: nel 2001 Il Gioco della verità, Fondazione Adriano Olivetti, Roma; nel 2002 Happy together, Galleria Lia Rumma, Napoli; nel 2003 In the mood for love, MUAR, Mosca; nel 2004 Così lontano così vicino, Museo Nazionale dei Trasporti, La Spezia; nel 2005 Together forever, Galleria Lia Rumma, Milano; Le cose non sono quelle che sembrano, La Marrana Arteambientale, Monte Marcello (SP); Aspettando che l’eco della voce svanisse, Scuderie di Palazzo Moroni, Padova; nel 2006 togetherforever, Galerie du Tableau, Marsiglia; nel 2007 Up to date, progetto speciale per il Teatro Out Off, Milano; We sit and Watch the sunset. What does it know of waiting, anticipation and disappointment – a million times in one day?, Exodus Festival, CAMeC, La Spezia; nel 2008 With the occasoional rainbow visiting, Galleria Lia Rumma, Napoli; La città negata, La Marrana arteambientale, Monte Marcello (SP); nel 2009 An incongruous beam of beauty over the gaza strip, Participant Ink, New York; Forse potremmo anche fare una mappa per perdersi, installazione pubblica, “Twister”, Lissone (MB); nel 2010 Messico famigliare, Fondazione Merz, Torino; nel 2011 Gita al faro, CAMeC, La Spezia; nel 2013 CRASH, Hotel Locarno, Roma. Tra le loro più recenti partecipazioni a mostre collettive ricordiamo: nel 2009 A Personal Shout, White Columns, New York; Love Letters: ampliamento e allestimento della nuova collezione del MACRO, MACRO, Roma; (Dopo la Sicilia) A Milano, Credito Valtellinese, Palazzo delle Stelline, Milano; The Group Show, Galleria Civica D’arte Moderna, Gallarate (VA); Mini art textil 2009, Chiesa di San Francesco, Como; Acqua, Rifl essi, Memorie, Spazio Acqua, Milano; Playlist. I am he as you are he as you are me and we are all together, neon>campobase, Bologna; FestaGrande!, Naba, Milano; nel 2010 Au Pair, Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso (TE); Nove artisti Per Napoli Milionaria, Palazzo Ducale, Martina Franca (TA); Amore A-Meno, Museo Torinelli, Ameno (NO); Verrà la primavera?, Galleria Milano, Milano; nel 2012 Natività e nascite laiche. Appunti di dialogo tra iconografi a laica e visioni contemporanee, Museo Torinelli, Ameno (NO); Da zero a cento, le nuove età della vita, Palazzo Re Enzo, Bologna; Triennale, Milano, progetto di Fondazione Golinelli; Clin d’Oeil. Sperimentazioni fotografi che e fotografi a concettuale da Man Ray al contemporaneo, Galleria Martano, Torino; nel 2013 Relazioni Reciproche, Porta Sant’Agostino, Bergamo; Autoritratti, MAMbo, Bologna; Off-site/not in Place #2, MAC Museo d’Arte Contemporanea, Lissone (MB).

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Con la grande mostra dedicata ad Ai Weiwei (23 settembre 2016-22 gennaio 2017) per la prima volta Palazzo Strozzi diventa uno spazio espositivo unitario che comprende facciata, Cortile, Piano Nobile e Strozzina.

L’arte contemporanea esce dalla Strozzina e si espande sia a livello espositivo che di comunicazione, in uno scenario in cui Palazzo Strozzi partecipa attivamente all’avanguardia artistica del nostro tempo.

Per questo motivo le informazioni relative alla mostra Ai Weiwei. Libero e il programma di mostre e attività future dedicato all'arte contemporanea saranno consultabili direttamente al sito www.palazzostrozzi.org e sui canali social di Palazzo Strozzi.

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