Richard Mosse

Mosse_Platon_mod

Platon (North Kivu, Eastern Congo), 2012
Digital c-print
Courtesy the artist and Jack Shainman Gallery, New York


RICHARD MOSSE (Irlanda, 1980)

The Enclave, 2013
Installazione video a 6 canali
Klm in infrarosso 16mm trasferito su video HD
39’ 25’’
Courtesy l’artista e Jack Shainman Gallery, New York

The Enclave è un progetto che ha portato l’artista Richard Mosse a vivere in prima persona una delle tragedie più gravi, ma anche meno conosciute, del panorama geopolitico contemporaneo: la guerra tra il governo centrale e una serie di milizie locali per il controllo delle province del Nord e del Sud Kivu nella Repubblica Democratica del Congo, un teatro di guerra in cui quotidianamente avvengono atrocità che coinvolgono la popolazione civile.
Le immagini e i suoni dell’opera comunicano la realtà in tutta la sua frammentaria incoerenza. Mosse replica l’instabilità del territorio presentando lunghi frammenti visivi su sei diversi schermi tra i quali l’osservatore deve muoversi fisicamente per tentare di coglierne il senso, in una sorta di paesaggio multifocale, un flusso continuo di immagini e suoni. L’artista utilizza due particolari accorgimenti linguistici, che sono le prime chiavi di lettura della sua opera. Innanzitutto, la pellicola utilizzata: la Aerochrome, una tecnologia a raggi infrarossi sviluppata negli anni Quaranta per scopi militari, che permette di scoprire armamenti nascosti nella vegetazione. A questo elemento si aggiunge la dimensione acustica, con la colonna sonora realizzata interamente con suoni, rumori e voci del luogo, rielaborati dal compositore Ben Frost, anch’egli presente sul campo durante le riprese.
Il risultato è quello di una visione allucinata, a metà fra la favola e l’incubo, tra bellezza e orrore, una negazione della fedeltà al vero, tipica della pratica documentaristica. L’artista cerca infatti di scardinare le caratteristiche tipiche della fotografia di reportage come la riconoscibilità dei soggetti o l’assonanza tra soggetto rappresentato e linguaggio estetico. Lo spettatore si trova destabilizzato e costretto a una forte esperienza visiva ed emotiva. Le immagini tingono di rosa acido le violenze che non appaiono mai direttamente nelle sue immagini, ma di cui ascoltiamo i suoni e vediamo le tracce lasciate sul paesaggio e sui corpi di uomini e donne, a volte soffermandosi su particolari che quasi offendono un comune senso del pudore.
Come afferma l’artista: «La forza che contraddistingue l’arte risiede nella sua capacità di rendere visibili e formulabili cose che si negano alle possibilità del linguaggio». È in questa direzione che si possono leggere riferimenti a Cuore di tenebra di Joseph Conrad, al film Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, ma soprattutto alla tradizione del paesaggismo ottocentesco, in particolare alla categoria del “sublime” con cui leggere il rapporto tra opera d’arte e realtà: rendere, attraverso l’estetizzazione, l’ambiguità terribile e ineffabile della realtà della guerra civile in Congo.
The Enclave
non permette di trovare un punto fermo, una prospettiva da cui leggere il reale secondo canoni come il bene e il male. Mosse non spiega, non racconta, non illustra, non cerca simboli per un possibile ulteriore significato. The Enclave sembra fluttuare tra la brutalità e la poesia, tra le testimonianze di drammatiche storie e vissuti particolari e l’universalità delle immagini dell’Africa in guerra.

 

Richard Mosse (1980, Irlanda; vive e lavora a New York) affronta le questioni più importanti nella fotografia documentaria e nel fotogiornalismo di oggi usando tecniche artistiche che evocano i paesaggi surreali delle aree di crisi in tutto il mondo. Ha un MFA in Fotografia della Yale School of Art (2008). Il suo progetto più recente, “The Enclave” è attualmente esposto nel padiglione irlandese alla 55a Biennale di Venezia. Altre personali recenti includono: (2012) “Infra”, Galeria Leyendecker, Tenerife; Mois de la Photo, Centre Culturel Irlandais, Parigi; Künstlerhaus Bethanien, Berlino; Sirius Arts Centre, Cobh; Open Eye, Liverpool; Jack Shainman, New York; (2012) “Remains Of The Day”, Moot Gallery, SCAD Hong Kong; Dewberry Gallery, SCAD Atlanta; Alexander Hall Gallery, SCAD Savannah; (2011) “Terrible Beauty: Art, Crisis, Change & The Office of Non-Compliance”, Dublin Contemporary, Dublino. Tra le recenti mostre collettive citiamo: (2013) “Changing States: Contemporary Irish Art & the Francis Bacon Studio”, BOZAR Center for Fine Arts, Brussels; (2012) “Pigment: Color and Metaphor”, Brant Gallery MassArt, Boston; “Public: Collective Identity / Occupied Spaces”, Scotiabank CONTACT Festival, Toronto; “Immortal Nature”, Edel Assanti, Londra; “The Second Seating”, Leyendecker Gallery, Tenerife and ARCO, Spagna; “Amid A Space Between: Irish Artists in America” SFMOMA, The Armory Show and Jack Shainman Gallery. Mosse ha ricevuto una Guggenheim Memorial Fellowship (2011) e una Annenberg Fellowship (2006-2008), oltre a un numero di residenze tra cui quella alla Künstlerhaus Bethanien di Berlino e al Weatherspoon Art Museum, Greensboro, North Carolina, entrambe nel 2012. Sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private: Irish Museum of Modern Art, The David Kronn Collection; The Hiscox Collection, Londra; Museum of Contemporary Art, Chicago; Museum of Fine Arts, Houston; Musée de l’Elysée, Losanna; Musée des beaux-arts de Montréal; The Martin Z Margulies Collection, Miami; Statoil Art Collection, Oslo.



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