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Un’altra reazione espressiva
dalla valenza fortemente emozionale, tradizionalmente connessa con la pittura
soprattutto dal sorgere ell’astrattismo, è quella che nasce
dalla visione e dalla percezione del colore. A partire già dalle
Ninfee di Monet o dai suoi Covoni di paglia, teoricamente
letti e interpretati da Kandinskji come riflesso cromatico dell’animo,
i colori sono stati messi in relazione ai sentimenti trascendentali e spirituali
(come ad esempio nell’opera di Mark Rothko) e ai diversi stati d’animo
umani che, talvolta, essi stessi possono provocare. Per questa energia cromatica
e valenza emozionale è stata scelta l’opera di Katharina Grosse
con un intervento specifico per la mostra SISTEMI EMOTIVI. La Grosse dialoga
con lo spazio architettonico ed entra in una relazione diretta con esso.
Studia attentamente l’ambiente, nel quale realizzare il suo intervento,
sotto aspetti architettonici e tecnici come anche estetici e simbolici.
Nel caso degli spazi del CCCS, l’artista ha deciso di reagire ai multipli
strati di realtà sovrapposti nello spazio stesso, uno spazio rinascimentale
che gode di tutela come monumento storico. Le pannellature applicate alle
pareti come protezioni costituiscono un secondo strato di realtà,
al quale la Grosse a sua volta sovrappone un altro strato, un altro pannello,
che sarà la base di partenza del suo intervento. L’intervento
dura vari giorni. L’artista, per svolgere il suo lavoro, si isola
completamente dal mondo esterno indossando una tuta di protezione, una mascherina
e spesso anche degli auricolari, mentre applica grandi quantità di
colori con un diffusore
a compressione. Lo ”spraying”, dice la Grosse, possiede una
forza quasi aggressiva, il colore si sovrappone a tutte le realtà
preesistenti e forma una pelle nuova che, partendo sempre da un centro,
si estende come una rete sull’intero spazio circostante. Tutti gli
oggetti e gli elementi, quando vengono ricoperti dagli strati di colore,
sembrano perdere la loro valenza originaria, le loro proporzioni rispetto
allo spazio.
Già in passato l’artista aveva lavorato con elementi della
vita quotidiana, trasferendo, ad esempio, l’intero mobilio della sua
camera da letto, oppure enormi masse di sabbia e pietre, negli spazi di
un museo e ricoprendoli di colore. Per la prima volta presso il CCCS, Katharina
Grosse, anche con un’ulteriore frattura della percezione del reale,
sperimenterà una illuminazione delle superfici, da lei dipinte a
spray, utilizzando luci di differenti colori. Essa studia il fragile equilibrio
tra conosciuto e nuovo, tentando, grazie alla forza del colore, di creare
esperienze completamente nuove in realtà spaziali conosciute. La
sua visione spaziale, il suo particolare coinvolgimento corporeo e la sua
esperienza della realtà, vengono tradotti in colore attraverso l’utilizzo
immediato e impulsivo della pittura spray. Il senso di movimento dei suoi
enormi campi cromatici è dato dall’assenza di una forma chiusa
e specifica e dalla dissoluzione dei contorni. Le sue energie creative,
pertanto, si comporteranno in modo inaspettato e incontrollabile e lo spettatore
non potrà fare altro che venirne rapito, in una vertigine fisica
ed emotiva. |