Palazzo Strozzi
  Bill Viola, Christian Nold, Yves Netzhammer
Teresa Margolles, Valerio Magrelli, William Kentridge
Katharina Grosse, Andrea Ferrara, Elisa Biagini
Maurice Benayoun, Antonella Anedda
 
   
  YVES NETZHAMMER
 
   
  L’artista svizzero Yves Netzhammer lavora con animazioni digitali di figure umane e animali. Nelle numerose e brevi sequenze che compongono l’opera The Subjectivisation of Repetition, l’artista fa muovere in un’ambientazione fatta di forme essenziali e colori primari, ma immediatamente riconducibile alla realtà (il letto, la finestra, la stanza spoglia, la luce elettrica, la luna, il mare, la spiaggia, l’orca marina, l’aereo, la barca e le ombre…) uno o più personaggi dalle fattezze umane estremamente semplificate (simili ai manichini anatomici), dall’incarnato bianco o nero. Questi ominidi creano delle situazioni, ripetono azioni, interagiscono tra loro, “vivono” esperienze fisiche, significative, spesso surreali, come se fossero sognate o immaginate in una sintesi grafica e visiva che, quasi incredibilmente, commuove lo spettatore.
Netzhammer lavora da un lato con un’estrema riduzione delle forme e dall’altro con una enorme ricchezza delle immagini e delle sequenze di azioni che crea. Egli sembra essere alla ricerca di una semantica a monte, una meta-semantica, che continuamente ricerca attraverso la disseminazione del significato, o meglio della varietà di possibilità di significato. Mentre Bill Viola comunica attraverso una sequenza quasi filmica di attori reali in movimento e Kentridge disegna a mano e cancella le sue storie per dar loro un movimento reale e sequenziale, Netzhammer utilizza i calcoli algoritmici per creare una realtà verosimile in cui visualizzare i suoi pensieri e i piccoli episodi di animazione. Le sequenze video di Netzhammer fanno a meno di una narrativa
compiuta, mostrando frammenti di azioni, ripetute in diverse forme e diversi
contesti narrativi. Netzhammer ci propone frammenti di storie - che poi noi, gli spettatori, ci troviamo a completare con il nostro immaginario interiore - suscitando un vasto spettro di emozioni allo stesso tempo specifiche e ambivalenti. Nuove forme vengono generate le une dalle altre fino a ri-creare un mondo nuovo, che suscita riflessione ed empatia in chi guarda. Lo spettatore riesce a entrare in quella nuova realtà digitale e prevalentemente simbolica cercando qualcosa della propria essenza, della propria
 
 
 
   
 

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