Faceless
di Manu Luksch, Gran Bretagna, 2002-2007, 50’
Voce: Tilda Swinton
Produzione: Amour Fou e Ambient Information Systems
Distribuzione: Sixpack Film
Favola fantascientifica che descrive una società in cui le persone
sono senza volto, bloccate in una dimensione di perenne presente, senza
passato né futuro. Opera sperimentale realizzata interamente con
filmati registrati dalle videocamere di sorveglianza pubblica a circuito
chiuso, secondo i dettami del Manifesto for CCTV Filmmakers:
documento redatto da ambientTV.NET e immaginato per cineasti di nuova
generazione che si servono esclusivamente dei materiali della videosorveglianza,
settore in cui Londra detiene l’assoluto primato, essendo la città
con il maggior numero di telecamere di controllo. Il Manifesto si appella
ad una legge britannica che consente alle persone filmate di richiedere
una copia delle registrazioni.
Manu Luksch, giovane filmmaker nata a Vienna e residente a Londra, si
distingue per una ricerca sperimentale, che si interroga sul senso e l’evoluzione
del prodotto filmico nell’era del digitale e del web. Caratteristica
del suo lavoro è la capacità di transitare in una zona di
confine, dove narrazione lineare e singolarità dell’autore
tendono a tramutarsi nei poli opposti: senso metatestuale del racconto
e regia dissolta nell’anonimato divengono le dominanti di una serie
di opere che in un certo senso si “autogenerano”, attorno
al contesto ambientale dell’osservatore. Manu Luksch è la
fondatrice di ambientTV.NET, piattaforma per progetti indipendenti che
attraversano diverse discipline: installazione e videoarte, film documentario,
danza, gastronomia e composizione sonora. Prima italiana per Faceless,
opera presentata quest’anno all’interno del Festival Transmediale
di Berlino.
The Catalogue di Chris Oakley, Gran Bretagna, 2004, 5’30”
Courtesy the artist
L’opera del video artista inglese visualizza una sorta di catalogazione
del genere umano, sulla base di una somma di dati e informazioni legate
alle abitudini e alle esigenze del consumatore Le registrazioni delle
telecamere di videosorveglianza all’interno di un centro commerciale
forniscono la materia prima su cui poi interviene l’artista, classificando
e schedando i soggetti coinvolti. Il video di Oakley ci obbliga ad assumere
lo sguardo distaccato e imparziale tipico della postazione del “controllo”,
da cui osservare una umanità ridotta ad una serie di singole unità
il cui valore viene calcolato in relazione alle possibilità e alle
condizioni di acquisto e di spesa.
Gli interessi di Chris Oakley, video artista inglese che opera nel campo
della videoarte e del digitale, sono principalmente legati a tutte quelle
forme di esperienza indiretta, che spaziano dai media tradizionali e la
fotografia fino alle comunicazioni di massa e alla realtà virtuale.
Nell’analogia con i metodi impiegati dai mass media l’artista
ha sviluppato un approccio intrinsecamente critico, che lo porta a rielaborare
in contesti fittizi i materiali presi dalla vita reale, tracciando ogni
volta spazi al confine tra realtà e rappresentazione.
Negli ultimi anni il lavoro di Oakley ha ricevuto numerosi riconoscimenti;
le sue opere sono state presentate in importanti festival internazionali
di videoarte (International Festival of Cinema Technology Orlando, Los
Angeles e Londra (2006); Transmediale (2005), Berlino; LOOP Video Art
Festival (2005), Barcellona).
The Catalogue ha vinto il terzo premio al Media Forum del Moscow
International Film Festival, 2005.
The Great Indian School Show di Avinash Deshpande,
India, 2005, 52’
Produzione: Poona Cinema
Distribuzione: Avinash Deshpande
E’ una scuola particolare la “Mahatma Gandhi School”
di Nagpur, India. Per il suo direttore si tratta di un modello per tutta
l’Asia. La sua particolarità è il sistema di 185 telecamere
che sorvegliano ogni angolo dell’edificio. Il direttore, grazie
alle decine di monitor che troneggiano dietro la sua scrivania vede e
sente tutto e interviene al microfono per redarguire chiunque, insegnante
o allievo, sia stato colto in fallo. Il prodigioso sistema serve al nobile
scopo di educare alla disciplina i nuovi virgulti della nazione e a evitare
che tendenze sovversive possano traviare gli innocenti. Se all’interno
della scuola il nuovo sistema sembra essere apprezzato da tutti, autorità,
insegnanti e persino dagli studenti modello, rimane da chiedersi quali
ripercussioni sociali possa generare una vita passata sotto gli occhi
della telecamere.
Avinash Deshpande ha studiato regia presso il Film and Television Institute
of India di Pune, per il quale ha poi iniziato a lavorare. Ha da poco
aperto a Pune una scuola di cinema chiamata Framework. Dopo numerosi lavori
per la televisione, The Great Indian School Show segna il suo
esordio come cineasta indipendente.
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