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BETHAN HUWS
(Regno Unito, 1961)


Senza titolo, 2006
vetrina con parole, alluminio, vetro, gomma e lettere di plastica, 100 x 75 x 4,5 cm, Courtesy Bethan Huws Studio, Parigi, © Bethan Huws & A.D.A.G.P. Paris 2008
Courtesy Yvon Lambert, Paris–New York





Le word vitrines di Bethan Huws sono bacheche a fondo nero su cui spiccano lettere di plastica bianca, simili a quelle impiegate negli uffici o nelle scuole a scopo informativo. Veicolando le proprie idee attraverso oggetti di uso quotidiano, l’artista rinuncia a ogni forma di seduzione estetica rivolgendosi al pubblico solo in modo intellettuale. Con l’affermazione provocatoria “What’s the point of giving you any more artworks when you don’t understand the ones you’ve got?” (Che senso ha darvi altre opere d’arte se non capite quelle che avete già?) Bethan Huws contesta la capacità del pubblico di comprendere l’arte fino in fondo. Concentrando l’attenzione sull’atto di comunicazione fra artista e pubblico, Huws fa riferimento non solo all’incontro con l’opera che trasforma l’arte come oggetto in arte come esperienza, ma anche alla necessità di essere d’accordo su ciò che costituisce il valore artistico di un oggetto. In tal modo dà voce a una delle questioni cruciali del sistema dell’arte di oggi, in cui il valore dell’opera è sempre meno legato al suo significato culturale e sempre più definito in termini monetari.





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Luchezar Boyadjiev (BUL)
Marco Brambilla (I/USA)
Marc Bijl (NL)
Fabio Cifariello Ciardi (I)
Claude Closky (F)
Denis Darzacq (F)
Eva Grubinger (A)
Pablo Helguera (MX)
Damien Hirst (UK)
Bethan Huws (GB)
Christian Jankowski (D)
Atelier van Lieshout (NL)
Michael Landy (UK)
Thomas Locher (D)
Aernout Mik (NL)
Antoni Muntadas (E)
Takashi Murakami (J)
Josh On (CAN)
Dan Perjovschi (RUM)
Cesare Pietroiusti (I)
Wilfredo Prieto (CUB)

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